La febbre suina africana al centro dell’ultima riunione della Comagri del Parlamento europeo

Lo scorso 1 ottobre si è svolta una riunione della Commissione agricoltura del Parlamento europeo nel corso della quale si è discusso di febbre suina africana (ASF).

In generale i focolai che avevano interessano i confini dei paesi dell’est europeo si stanno spostando verso ovest, ma in compenso si è registrata una progressione a sud per la situazione in Moldova.
Bernard Van Goethan, del Dipartimento di salute e sicurezza alimentare della Commissione ha riferito che l’epidemia di ASF è in generale stabile e gli sforzi in corso nella Repubblica ceca stanno riuscendo a limitare la malattia alle popolazioni di cinghiali. Se le azioni saranno costanti presto l’epidemia potrà essere circoscritta e ha aggiunto che un recente focolaio rilevato in Romania è stato considerato risolto.

Ricordiamo che a causa di alcuni casi di peste suina africana, che hanno interessato Polonia e paesi baltici all’inizio del 2014, la Russia ha interrotto tutte le importazioni di carni suine provenienti dall’Unione europea. La malattia si è poi diffusa in Ucraina, Bielorussia e Moldavia: dal suo canto quindi la Polonia ha avvertito lo scorso luglio che i suoi sforzi per combattere la malattia potrebbero fallire a meno che l’UE non contribuisca a rafforzare i controlli in questi paesi limitrofi.

Per limitare la diffusione dell’epidemia, è fondamentale che i cacciatori si comportino secondo le linee guida delle autorità comunitarie e nazionali, ma anche che i conducenti di camion e gli operai agricoli facciano attenzione a non contribuire inconsapevolmente a diffondere la malattia. Inoltre, le persone dai paesi colpiti che raggiungono altre aree dell’UE dovrebbero evitare di portare con sé carni, come il prosciutto e il salame. Se le linee guida saranno applicate correttamente, sarà possibile limitare l’estensione dell’area interessata all’ASF a solo un chilometro al mese, ha spiegato van Goethem.

L’eurodeputato lituano Bronis Ropė ha invece messo in discussione l’efficacia delle misure attuate e teme che, prima di intraprendere azioni decisive a livello comunitario, la malattia dalla Polonia possa raggiungere paesi più grandi come la Germania e la Francia. Van Goethem ha risposto che per evitare ulteriori epidemie è importante essere preparati ad affrontarle e la chiave è ridurre il numero di cinghiali malati e rimuovere eventuali carcasse per diminuire il carico virale presente nelle foreste.

Ha inoltre ricordato che l’Unione europea ha emanato 36 atti esecutivi e sta spendendo milioni in ricerca per individuare un vaccino, “ma la soluzione non sarà immediata“. Nel corso della riunione sono inoltre state elencate tutte le attività che la Commissione sta intraprendendo ed è stato ricordato che tra un paio di mesi il capo della sanità europea Vytenis Andriukaitis presiederà una quinta riunione di alto livello a Praga, con la presenza di servizi veterinari nazionali. Inoltre in Moldova e Ucraina sono corso progetti pilota sponsorizzati dall’UE dato che è comunque preferibile “mantenere la malattia al di fuori del confine esterno comunitario“.

Secondo il rappresentante della Commissione, Francisco Reviriego-Gordejo, i cacciatori stanno abbattendo i cinghiali fertili e per questo stanno ricevendo un indennizzo, ma che invece nelle zone in cui è presente il virus, i cinghiali malati dovrebbero morire naturalmente, sottolineando il contrasto con l’approccio russo dove i cinghiali vengono abbattuti con i Kalashnikov.

Van Goethem ha difeso l’approccio regionalizzato adottato dall’UE e ha sottolineato che la World Trade Organization ha stabilito che la Russia dovrà eliminare il bando nei confronti dei prodotti suini comunitari entro dicembre. Se non rispetterà questa decisione l’UE avvierà procedure di risarcimento, come stabilito dalle norme internazionali per il commercio.

Fonte Parlamento europeo