La diffusione dell’influenza aviaria nel Centro Europa

Dopo il ritrovamento della scorsa settimana di alcuni uccelli acquatici migratori morti, sul versante svizzero del lago a Kreuzlingen, un focolaio di influenza aviaria ad alta patogenicità è stato segnalato in un allevamento austriaco. Il ceppo H5N8 del virus è stato individuato in allevamento free-range di tacchini nei pressi del lago di Costanza in Vorarlberg. Il comunicato stampa emesso dal governo non ha detto specificato quanti uccelli sono stati colpiti.

L’azienda è stata immediatamente messa in quarantena e sono state avviate e concluse le attività di spopolamento e smaltimento, cui sono seguite quelle di disinfezione e pulizia. Intorno all’azienda sono state istituite una zona protetta con un raggio di almeno 3 km e una zona di sorveglianza con un raggio di almeno 10 km. All’interno della zona di protezione, tutti gli allevamenti avicoli sono controllati da un veterinario ufficiale.

Agli allevamenti avicoli presenti nella zona protetta è stato indicato di tenere tutti gli uccelli al chiuso al fine di migliorare le misure di biosicurezza.

Anche la Germania confina con il lago di Costanza, e alcuni uccelli selvatici morti sono stati rilevati su quel versante. Un Comitato di crisi per l’influenza aviaria si è riunito per la prima volta il 12 novembre per discutere una risposta coordinata per evitare la diffusione della malattia. All’incontro hanno partecipato funzionari del Ministero dell’Agricoltura, rappresentanti di diverse regioni, scienziati ed esperti economici tedeschi. I partecipanti hanno concordato che gli uccelli presenti in zone ad alto rischio dovrebbero essere tenuti al chiuso. Queste aree includono le zone umide, le aree di sosta degli uccelli migratori e selvatici, nonché le aree ad alta densità di aziende avicole.  Il comitato di crisi tedesco conviene sul fatto che le misure di biosicurezza ed igiene devono essere potenziate in tutto il paese.

In Croazia, presso il fiume Bidj, 10 anatre mute sono state rinvenute morte a causa del ceppo H5N8. Gli uccelli sono stati sottoposti a test di verifica.

Anche nei Paesi Bassi il segretario di Stato olandese per gli affari economici, Martijn van Dam, ha ordinato alle aziende avicole di tenere gli uccelli al riparo per mitigare i rischi di diffusione. Van Dam ha inoltre esortato le aziende avicole a migliorare l’igiene e la biosicurezza, minimizzando anche il numero di visitatori all’interno degli allevamenti. Alcuni uccelli trovati morti nei Paesi Bassi, nei pressi di Monnickendam nella provincia Noord-Holland, sono attualmente allo studio per scoprire il ceppo della malattia. Van Dam ha richiesto il monitoraggio attivo di alcune specie di uccelli acquatici selvatici per fornire ulteriori informazioni sulla diffusione del H5N8.

Sebbene geograficamente più lontani anche gli allevatori del Regno Unito stanno osservando con attenzione l’evolversi dell’epidemia. Robert Gooch, amministratore delegato della British Free Range Egg Producers Association ha espresso la sua “estrema preoccupazione” per l’individuazione del ceppo H5N8 in Europa. “Il freddo sta portando questi uccelli migratori verso il Regno Unito. Se è vero che gli uccelli olandesi sono i vettori della malattia, il focolaio si trova troppo vicino alla nostra costa” ha detto Gooch aggiungendo che proprio oggi (15 novembre) è previsto un incontro tra il settore avicolo britannico e il Dipartimento per l’agricoltura e gli affari rurali (Defra) per discutere della possibilità di mettere al riparo il pollame del paese.

Vorremmo che il Defra decidesse in proposito il più presto possibile. Si tratterebbe di una misura temporanea, per un periodo di 12 settimane” ha spiegato Gooch “Questo tempo sarebbe sufficiente per trascorrere senza problemi le prossime 8-10 settimane quando gli uccelli migratori arriveranno nel Regno Unito. Ma i produttori di uova ruspanti non possono prendere autonomamente questa decisione. Senza l’autorizzazione del Defra, infatti, perderanno lo status free-range”.

Nel frattempo, Gooch ha invitato tutti i produttori di all’aperto ad essere più vigili e ad aumentare i livelli di biosicurezza.  Lo stesso ha fatto un portavoce del Defra ricordando che il livello di rischio per Regno Unito è “basso, ma è cresciuto. L’epidemia in Ungheria e i casi che si stanno registrando nel centro Europa sono un’ulteriore prova che il virus sta circolando nei volatili selvatici e quindi è possibile che possano esserci incursioni negli allevamenti avicoli“, ha avvertito.

Fonti The Poultry Site e Farmer Weekly Interactive