La crusca di riso per suini e pollame

Crusca di riso è un termine improprio, o meglio, un termine confuso, perché può comprendere una gamma di sottoprodotti di riso a concentrazioni variabili. Ma crusca di riso è il nome che di solito si usa in letteratura e nel settore commerciale.

E’un ingrediente atipico perché ha eccellente valore nutritivo, ma è spesso sottovalutato dalla maggior parte dei nutrizionisti. E’ ampiamente disponibile, ma difficilmente scambiato sul mercato delle materie prime. Conoscere di più la crusca di riso, come viene prodotta e le sue caratteristiche contribuirà al suo inserimento nelle diete di suini e pollame.

Il processo di lavorazione inizia con i grani di riso prelevati dal campo. Il riso che mangiamo non è uguale a quello che viene colto. Al momento del raccolto il riso ha una buccia esterna, molto simile a quella dell’orzo o dell’avena. La rimozione di questa copertura è il primo passo verso la macinazione del riso. A differenza di altri cereali simili, il riso ha una buccia estremamente ricca di silice (diossido di silicio), meglio conosciuta come quarzo o sabbia. Come tale, i gusci del riso risultano molto abrasivi non solo nella macchina del mangimificio, ma anche all’interno dell’animale. Il consumo di questi gusci può causare diarrea o addirittura emorragie interne e il danno aumenta con il volume ingerito. Per questo si sconsiglia vivamente di utilizzare le coperture del riso nelle diete per suini e pollame, anche alla minima concentrazione. La maggior parte delle riserie utilizzano questo scarto come fonte energetica, per produrre calore o elettricità. Purtroppo, alcuni mulini incorporano una parte della buccia all’interno della crusca, e questo è il primo motivo per cui questo genere di prodotti viene poco utilizzato. A tal fine è raccomandabile verificare l’eventuale presenza di silice all’interno della crusca, in base al volume e alla frequenza dei carichi.

Quando vengono rimosse le bucce, ci troviamo di fronte a un riso scuro, il cosiddetto riso integrale. Assomiglia molto al grano e, come il grano, è molto difficile da far bollire e masticare. Così, lo strato marrone esterno, ricco di fibre, viene rimosso. Questa è la “crusca”, che equivale alla crusca di frumento, anche nel profilo della fibra: è ricca di pentosani, soprattutto arabinoxilani. Per questo, quando si utilizzano alti livelli di crusca di riso, potrebbe essere vantaggioso utilizzare un enzima specifico del frumento. Molto probabilmente, questa soluzione è più utile agli avicoli, rispetto ai maiali, ma tutte queste ipotesi richiedono maggiore documentazione.

Nel processo di macinazione del riso, viene rimosso l’embrione. Il chicco di riso è un seme e quindi contiene un embrione, che fornirà una nuova pianta, il resto va al settore alimentare. Questo embrione è ricco di proteine e olio. Attraverso la rimozione di queste due componenti si ottiene il riso che viene consumato sulle tavole: un fiocco ricco di amido.

In alcuni casi, specialmente in Asia, l’olio di riso viene estratto, ma nella maggior parte dei casi, gli embrioni vengono miscelati con la crusca. Questo è un processo interessante, ma può anche creare una serie di problemi. Insieme all’olio vi sono infatti alcuni enzimi che tendono ad ossidarlo. Questi lipossidasi cominciano ad agire appena esposti all’aria, e questo avviene quando gli embrioni vengono lacerati durante il processo di fresatura. Quindi se la crusca di riso contiene alti livelli di olio, che gli conferisce un alto valore nutritivo per l’alimentazione degli animali, allo stesso tempo potrebbe essere altamente ossidata, causando un rifiuto dell’alimentazione da parte degli animali, soprattutto i più giovani. Per evitare questo inconveniente è utile aggiungere, presso il mangimificio, un antiossidante; tuttavia questo viene fatto raramente, forse a causa del costo o per mancanza di miscelazione. Se non è protetta, la crusca di riso full-fat (come viene spesso chiamata) si ossida rapidamente.

Per arrivare al riso che compriamo, le riserie lucidano il prodotto finale. Ciò si ottiene per attrito con il carbonato di calcio. Ecco perché sciacquando il riso, l’acqua è torbida. La quantità di carbonato di calcio è minima, ma questo minerale è utilizzato per aumentare la scorrevolezza di molti prodotti nutrizionali, come la farina di soia, come vettore o diluente in premiscele. Così, un’analisi di laboratorio può verificare il livello di calcio presente e quindi quello che viene immesso nella matrice per la formulazione dei mangimi.
La lucidatura del riso lascia dietro di sé una polvere di amido e carbonato di calcio che, ancora una volta, viene aggiunta alla crusca, senza diminuirne la qualità. Ma le particelle immesse sono molto più sottili e quindi la separazione potrebbe essere un problema se l’olio derivante dall’embrione non è nel mix e non permette di tenere tutto “in sospensione”.

Infine è importante sapere che la crusca di riso è un cereale ricco di fitati. In altre parole, contiene quantità trascurabili di fosforo digeribile (suini) o disponibile (pollame). Solo il 12% del fosforo totale è utile a questi animali, il resto viene escreto nel letame.
L’aggiunta di fitasi probabilmente creare dei benefici anche con diete contenenti crusca di riso, ma forse in questo caso non sarebbe particolarmente conveniente.  In questo caso, quindi le diete a base di crusca di riso richiedono una maggiore integrazione di fosfati, il che non dovrebbe essere un problema per la maggior parte dei mangimifici, a meno che non venga utilizzato un concentrato di micro-ingredienti già contenenti fosfato. In questo caso, il mangimificio dovrà prevedere un ulteriore ingrediente occasionale: un fosfato da utilizzare nelle diete ricche di crusca di riso.

In conclusione, la crusca di riso è un ingrediente prezioso perché contiene circa il 14% di proteine grezze, dal 7 al 10% di fibra grezza e fino al 17% di olio. Questo fornisce una concentrazione netta di energia pari 10 MJ per kg per i suini, e una energia metabolizzabile di 11,5 MJ per kg per il pollame.

L’assenza di bucce e la stabilizzazione dell’olio permettono di ottenere un prodotto di alta qualità che può essere usato a livelli limitati, in base alla sua concentrazione di fibre, in tutte le diete destinate a suini e pollame.

Fonte WattAgNet