La conta del Campylobacter negli impianti di trasformazione

Un recente studio della Perdue University ha analizzato come i metodi di lavorazione del pollame, allevato in maniera convenzionale o biologica, possono ridurre la popolazione di Campylobacter sulle carcasse dei broiler.

Nel corso dello studio effettuato, inoltre è stato possibile individuare una drastica riduzione delle popolazioni di Campylobacter tra la fase iniziale di trattamento e la fase post-refrigerazione, che permette di sottolineare l’importante ruolo che gli interventi di elaborazione svolgono nella produzione di un prodotto più sicuro. Lo ha precisato Matthew Bailey, studente della Perdue, in occasione dell’International Poultry Scientific Forum 2017.

Le infezioni alimentari da Campylobacter sono diffuse in tutto il mondo. Questo fatto, accoppiato ad una crescente domanda di pollame biologico ha stimolato lo studio che ha permesso di confrontare gli effetti dei metodi di trasformazione convenzionali e quelli biologici, e il loro impatto sulle popolazioni di Campylobacter in un ambiente commerciale.

Per lo studio, Bailey e colleghi hanno raccolto per 8 volte complessive, campioni provenienti da un impianto avicolo commerciale nel corso del processo di trasformazione convenzionale, e per 8 volte, sempre dalla stessa struttura, nel corso della trasformazione di animali allevati con metodo biologico. Lo studio è proseguito per un anno. Ad ogni prelievo venivano raccolti i campioni fecali provenienti dagli uccelli in arrivo, oltre ai campioni dei risciacqui della carcassa, che hanno permesso di determinare la presunta popolazione di Campylobacter.

Le carcasse del pollame allevato convenzionalmente sono state risciacquate con cloruro di cetilpiridina, mentre gli uccelli allevati con metodo bio sono stati sciacquati in acido peracetico: entrambi i tipi di pollame sono stati poi passati al raffreddamento ad acqua e ad aria.

Le popolazioni Campy-Cefex in entrata erano più alte nei giorni in cui venivano trattati i polli allevati convenzionalmente rispetto ai giorni in cui venivano trattati i polli bio. I campioni provenienti dai primi mostravano anche una conta maggiore di Campylobacter nelle feci, dopo lo spimaggio e dopo l’eviscerazione, rispetto ai campioni degli avicoli biologici.  Le ragioni di questi conteggi più elevati potrebbero essere attribuiti a tempi di detenzione più lunghi prima della trasformazione. Inoltre, durante le fasi iniziali di lavorazione, potrebbero esserci casi di contaminazione incrociata.

Per entrambi i metodi di trasformazione non vi era invece differenza nella popolazione di Campylobacter dopo la refrigerazione, processo che ha permesso una drastica riduzione della popolazione in entrambe le linee di trasformazione.

Fonte Poultry Health Today