La bronchite infettiva è l’occhio del ciclone per gli allevamenti avicoli

Quasi tutti gli allevatori avicoli mettono la bronchite infettiva (IB) tra le malattie più economicamente importanti per riproduttori, broiler e ovaiole.

Guillermo Zavala, consulente per la salute e la produzione avicola di Avian Health International la definisce “l’occhio del ciclone“.
L’IB è causata da un virus RNA, che tende a mutare rapidamente. I vaccini sviluppati per combattere questi virus funzionano bene, finché non emergono varianti del virus stesso e quindi perdono di efficacia. Ecco perché l’industria avicola non abbassa mai la guardia se si parla di bronchite infettiva.

Una volta che gli uccelli contraggono un virus IB, per le particelle di polvere e i batteri diventa facile penetrare profondamente nei tessuti del tratto respiratorio. Gli uccelli sono quindi predisposti a infezioni batteriche secondarie come l’Escherichia coli. E, secondo Zavala, sono proprio le complicazioni che si verificano a seguito delle infezioni batteriche secondarie che possono diventare economicamente devastanti.

Fornire agli avicoli un ambiente sano è quindi fondamentale al fine di ridurre l’incidenza di IB. Ciò significa una buona qualità dell’aria e una buona qualità delle lettiere. Se questi requisiti sono adeguati allora le conseguenze derivanti dall’IB non saranno particolarmente gravi.

Anche la biosicurezza è un aspetto importante per il controllo delle malattie infettive, ma da sola non può bastare per controllare virus come quello dell’IB, che può essere facilmente trasmesso per via aerea. Quando c’è un focolaio di IB gli allevatori non possono controllarlo, e sono necessari campionamenti continui. I virus devono essere isolati, geneticamente caratterizzati e confrontati con i virus noti. Gli allevatori devono sapere se i virus presenti sono uguali o diversi rispetto a quelli precedenti, come e se sono cambiati, e quanto si sono diffusi, ha spiegato Zavala. Una volta dimostrato che esiste un problema diffuso, allora è giunto il momento di pensare a sviluppare un nuovo vaccino o di cambiare le strategie di vaccinazione.

Fonte Poultry Health Today