In Europa si riduce l’impiego di antibiotici negli allevamenti avicoli

Secondo NEPLUVI, l’associazione olandese di aziende produttrici di carne di pollame, nel corso della prima metà del 2016, nei Paesi Bassi l’uso di antibiotici nei polli si è ulteriormente ridotto. Rispetto all’anno di riferimento 2009, gli antibiotici usati negli allevamenti avicoli sono diminuiti del 71%. Solo nella prima metà del 2016, il loro uso rispetto allo stesso periodo del 2015 è calato del 18%.

Sebbene non sia perfettamente chiaro in che misura l’uso di antibiotici negli allevamenti contribuisca alla resistenza agli antibiotici negli esseri umani, NEPLUVI dichiara che il settore avicolo si è assunto le proprie responsabilità, già negli anni precedenti, adottando un uso limitato degli antibiotici: ma un nuovo piano di recente adozione di azione dovrebbe ulteriormente ridurre questa pratica.

Stesso discorso anche in Germania. Dal 2014, il Governo ha chiesto agli allevamenti al di sopra di una certa dimensione di riferire, ogni due anni, la quantità utilizzata di farmaci. Questa attività fa parte di una strategia più ampia promossa dal Dipartimento dell’agricoltura per combattere la resistenza antimicrobica e preservare l’utilità degli antibiotici. E’ il quarto periodo consecutivo che la Germania riporta una riduzione dell’uso di queste terapie.

Il ministro dell’Agricoltura Christian Schmidt ha commentato: “Abbiamo creato un approccio di successo per misurare costantemente l’uso di antibiotici in zootecnia e continuiamo a lavorare sodo per ridurre l’antibiotico resistenza. Ma questo potrà succedere solo se la medicina umana e quella veterinaria lavoreranno insieme”.

Unaitalia ha avviato il Piano nazionale per l’uso responsabile del farmaco veterinario, varato dalle aziende italiane su base volontaria nel 2013 e proseguito in collaborazione con il Ministero della salute nel 2015. Lo scorso anno il consumo totale di antibiotici negli allevamenti avicoli è stato ridotto del 39,95% rispetto al dato del 2011. L’obiettivo del piano era ridurre del 15% (rispetto al dato 2011) il consumo totale di antibiotici entro il 2015, e di arrivare a meno 40% nel 2018. Obiettivo raggiunto con tre anni di anticipo.