Il vero volto del pollo “made in Italy”

In Italia ci sono 18.500 allevamenti avicoli, di cui 6.400 professionali, che operano responsabilmente e sono da tempo impegnati a migliorare il benessere degli animali, per offrire ai consumatori carni di qualità, sane e sicure. Il settore avicolo italiano è composto da circa 38.500 lavoratori, tra addetti, allevatori, veterinari, operatori della trasformazione, che ogni giorno lavorano con orgoglio per produrre cibo sano e sicuro per tutti. Il settore ha da tempo avviato con successo un processo di valorizzazione dell’intera filiera, con una forte spinta all’innovazione, all’affermazione di nuove e più efficaci pratiche di allevamento e alla capacità di offrire risposte concrete alle nuove esigenze produttive.

Inoltre prosegue il costante percorso con le istituzioni, i consumatori e tutti i soggetti della filiera, per migliorare aspetti centrali quali il benessere degli animali, la qualità e la sicurezza dei prodotti alimentari, la sostenibilità dei processi produttivi. La costante assistenza veterinaria, l’ammodernamento delle strutture, la presenza di rigidi controlli e sistemi di macellazione che tutelano il benessere dell’animale, sono ormai da tempo una realtà del settore avicolo italiano.

E c’è di più. Nel 2013 è stato attivato, su base volontaria, un piano nazionale per la razionalizzazione dell’uso degli antibiotici nel settore avicolo. Si tratta del più importante intervento organico di riduzione e razionalizzazione dell’uso del farmaco in ambito zootecnico in Italia, un piano molto ambizioso, realizzato in collaborazione con il Ministero della Salute ed emanato nel luglio 2015. In soli 3 anni il settore avicolo italiano ha dimezzato l’uso dei farmaci negli allevamenti. E in questo senso l’impegno di tutto il settore è in costante aumento, sebbene alla filiera avicola sono attribuibili meno di un quarto del totale degli antibiotici venduti nel settore zootecnico.

Purtroppo sono sempre di più le notizie o i video che mostrano il nostro settore in modo strumentale, cercando di raccontare una realtà diversa. Ma le immagini diffuse e il racconto che emerge non sono assolutamente rappresentative di quanto accade negli allevamenti avicoli italiani. Le immagini, spesso rubate, riprese in pochi allevamenti e documentano comportamenti e procedure che non sono prassi comune negli allevamenti italiani, sono ingannevoli e lesive per il nostro settore, per l’economia italiana e per il consumatore.