Il settore suinicolo europeo preoccupato per i casi di peste suina africana

Altamente contagiosa e potenzialmente devastante per l’industria dei suini, la peste suina africana (ASF) si è diffusa nelle ultime settimane nella Repubblica Ceca, in Polonia e in Romania, spingendo i produttori europei di suini ad aumentare i livelli di biosicurezza e ad essere più attenti in caso di sintomi.

Pochi giorni fa l’Autorità veterinaria della Romania ha comunicato all’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (OIE) il primo caso di Asf nel paese. Il focolaio riguarda un piccolo allevamento da cortile nella città e contea di Satu Mare, che si trova al confine con Ucraina e Ungheria. E mentre ancora si indagava sull’origine dell’infezione, è stato segnalato un secondo focolaio. Finora, sono 7 i suini morti a causa della malattia.

Lo scorso 21 giugno, l’Amministrazione veterinaria statale della Repubblica Ceca aveva segnalato il primo episodio di ASF. Finora, sono 71 i cinghiali trovati morti a causa del virus nelle foreste di alcuni distretti della regione Zlin, che si trova ad est del paese e che confina con la Slovacchia. La malattia non si è diffusa nel settore suinicolo commerciale, che invece si concentra nei territori occidentali della Repubblica ceca.

In Europa orientale la peste suina africana è stata segnalata per la prima volta nel 2014, e da allora focolai di malattia sono stati segnalati in Russia, Ucraina, Moldavia, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia. Il virus sta circolando nella popolazione dei cinghiali selvatici che popolano gran parte di questi territori. In alcuni casi, causa della trasmissione del virus è stata la scarsa biosicurezza in azienda.

Uno dei 35 focolai di ASF che hanno interessato quest’anno la Polonia è stato rilevato in un allevamento commerciale, e in questo caso si pensa che la fonte di infezione sia stato un veicolo che consegna legname alla seggiovia accanto (fonte Animal and Plant Health Agency – APHA).

Finora nel 2017, le epidemie di Asf segnalate presso allevamenti suinicoli commerciali hanno interessato la Russia orientale, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania, la Polonia, l’Ucraina e la Moldavia.

In Germania il Ministero Federale per l’Alimentazione e l’Agricoltura, BMEL, ha recentemente affermato che la trasmissione del virus avrebbe gravi conseguenze non solo per gli animali interessati ma anche per l’economia nazionale. L’epidemia sarebbe particolarmente difficile da affrontare se la fonte di infezione fossero i cinghiali e il BMEL sollecita il corretto smaltimento di qualsiasi rifiuto alimentare, in modo che non possa essere raggiunto da suini selvatici o addomesticati. Il Ministero chiede inoltre agli allevatori, ai veterinari e ai cacciatori di mantenere alta l’allerta in caso di sintomi di ASF.

A causa di una carenza di lavoratori qualificati, per soddisfare le loro esigenze di lavoro, i produttori suinicoli di alcuni paesi europei utilizzano personale proveniente dai paesi dell’Est. Per molti di questi lavoratori agricoli e, per i viaggiatori provenienti dall’Europa dell’Est, il britannico Agricultural and Horticultural Development Board (AHDB Pork) ha pubblicato una nota per ricordare i rischi legati all’introduzione nel Regno Unito di prodotti alimentari a base di maiale. La nota ricorda di non introdurre questo genere di prodotti nelle aziende agricole, e di non utilizzarne gli scarti per alimentare cani o gatti, e di assicurarsi che i resti siano ben chiusi e sigillati per evitare che possano essere fiutati da qualsiasi tipo di animale.

Fonte WattAgNet