Il settore avicolo italiano: una panoramica su controlli e sicurezza

Le produzioni avicole, carni e uova, sono spesso sotto i riflettori dei media e spesso il settore è messo sotto accusa. Non tutti però sanno che quello avicolo è il settore zootecnico maggiormente controllato e in Italia offre garanzie e sicurezza probabilmente senza eguali.

Ce lo ricorda dalle pagine di Carni Sostenibili anche Agostino Macrì, dottore in Scienze Biologiche e in Medicina Veterinaria, che per oltre 40 anni ha collaborato con l’Istituto Superiore di Sanità.

In Italia l’allevamento degli animali, in generale, e dei polli, in particolare, avviene nel rispetto di norme molto rigorose, definite in ambito comunitario. L’elevato livello di sicurezza è garantito da attenti controlli sanitari veterinari lungo l’intera filiera. Una filiera integrata, nel caso italiano, ma complessa.  I pulcini si ottengono da uova prodotte da galline da “cova” selezionate ed esenti da malattie infettive trasmissibili. I pulcini sono vaccinati contro le più importanti malattie infettive ed alimentati utilizzando mangimi il cui valore nutrizionale varia in funzione dell’età. Il contenuto in proteine, ad esempio, è maggiore per gli animali più giovani. Di fondamentale importanza è anche l’assicurazione dell’assenza di microrganismi patogeni nei mangimi stessi.
Nei mangimi possono essere utilizzati soltanto alcuni additivi, autorizzati delle Autorità Sanitarie nazionali e comunitarie, che hanno lo scopo di assicurare il benessere degli animali e, indirettamente, favorirne la crescita e ottenere carni e uova di ottima qualità e sicurezza.

La principale preoccupazione degli allevatori è la prevenzione della comparsa di malattie infettive. Oltre alle vaccinazioni, in passato si faceva ricorso all’uso “auxinico” di antibiotici a basso dosaggio nei mangimi. Tale pratica, che era autorizzata dalle Autorità e che non creava problemi di residui, è stata abbandonata e proibita dal gennaio 2006.

Il veterinario di filiera effettua visite periodiche per controllare lo stato sanitario degli animali e, se necessario, si avvale di analisi microbiologiche per la ricerca di agenti patogeni e la verifica della sensibilità degli stessi alle terapie. Se si trovano degli animali infetti, ci sono due possibilità di intervento: la prima consiste nel trattare l’intero allevamento con farmaci antibiotici. Questa misura si applica nel caso in cui si dovessero verificare delle malattie batteriche, nel rispetto di regole igienico-sanitarie che debbono essere gestite dai medici veterinari. La seconda modalità di intervento  consiste nell’eliminazione e distruzione di tutti gli animali, disinfezione accurata dei locali e poi introduzione di nuovi animali. Lo “stamping out”, come viene tecnicamente denominato questo intervento, si applica solo se previsto dalla normativa, per esempio nel caso di influenza aviaria, ma anche nel caso di taluni tipi di salmonellosi e in particolare nei riproduttori.

Aspetto da non sottovalutare è il fatto che la gran parte dei controlli è svolta dagli allevatori in stretta collaborazione con i Servizi Pubblici veterinari che, oltre a effettuare delle verifiche in modo autonomo, hanno il compito di vigilare sulle azioni di autocontrollo degli allevamenti.

Fonte Carnisostenibili.it