Il Rapporto Coop 2016-2017

La piccola ripresa economica del 2016 è stata guidata esclusivamente dai consumi e dai lievi progressi del potere d’acquisto delle famiglie. A sostenere il reddito disponibile reale delle famiglie hanno contribuito la politica di bilancio, i progressi dell’occupazione e la bassa inflazione. Alla base della pur modesta crescita osservata nel biennio 2015-16 vi sono le misure di stimolo all’economia da parte del bilancio pubblico e il miglioramento delle ragioni di scambio, che ha trasferito redditi dai Paesi produttori di materie prime a quelli importatori.

Un contributo importante è stato poi giocato dalle nuove assunzioni a tempo indeterminato favorite dai generosi incentivi e dall’introduzione dei contratti “a tutele crescenti”.

L’aumento delle disuguaglianze è un tratto distintivo di tutte le fasi di arretramento dell’economia. Nel caso italiano l’aumento del disagio economico e della povertà hanno acuito le distanze tra le generazioni. Il peggioramento dei redditi da lavoro, dei giovani in particolare, unito all’invecchiamento della popolazione e al crescente numero di pensionati, il cui reddito è maggiormente al riparo del ciclo economico, sono fra le cause di questo fenomeno. Il reddito delle famiglie con capofamiglia anziano ha infatti continuato a crescere negli anni recenti, mentre quello delle famiglie più giovani è tornato in termini reali a livelli inferiori a quelli di fine anni ‘70, mettendo in crisi tutto il ciclo vitale. E questo è uno degli aspetti che pesano sulla bassa natalità. Nella crisi anche la distribuzione della ricchezza è peggiorata, partendo peraltro da un grado di concentrazione doppio rispetto a quello dei redditi.

Le famiglie italiane si scoprono quindi sempre più vecchie e mononucleari. Una sensazione di inadeguatezza che conduce al rifiuto del confronto e ad atteggiamenti di chiusura, terreno fertile per populismi e radicalismi. Le distanze sociali, siano esse economiche, generazionali o culturali, si accrescono. La famiglia è il solo valore e la sola istituzione ad approdare nel XXI secolo, pur condensata ai rapporti più stretti e resa resiliente da legami a geometria variabile.

Con la società cambiano anche i consumi, che da elemento di identificazione e gratificazione si funzionalizzano alla ricerca del benessere. La frugalità dei comportamenti di spesa lascia il posto a scelte orientate al viver bene, dove ritorna importante anche una sana, gustosa e variata alimentazione.

Tecnologia e innovazione fanno il loro ingresso in tutte le dimensioni del consumo, orientando le risorse che si liberano e contribuendo esse stesse a liberare ulteriori spazi di spesa. Ammonta a circa 20 miliardi la spesa per consumi “gratuiti”, spiazzati da servizi resi disponibili liberamente attraverso la rete e fruiti da smartphone e tablet

L’alimentazione si conferma, come per consuetudine, terreno di elezione del cambiamento e della sperimentazione. Con l’allentarsi dei vincoli sul bilancio familiare, i comportamenti di spesa rinforzano le tendenze del benessere e del salutismo. L’innovazione è anche dell’offerta, con industria e distribuzione impegnate a rinnovare gli assortimenti per assecondare i nuovi bisogni di naturalità e freschezza.

La riduzione dei consumi di carne e latticini fa spazio alle proteine di origine vegetale e ad un maggiore consumo di frutta, verdura e pesce, insieme ad una ormai consolidata familiarità dei consumatori con piatti e specialità etniche, retaggio dell’Expo di Milano e frutto di una società sempre più multi-culturale. Sulle tavole degli italiani si affacciano i “super cibi”: ingredienti quali quinoa, zenzero e curcuma prendono piede nelle preparazioni domestiche e nel fuori casa. Il contenimento dei prezzi, rimasti fermi in media a un anno prima, sta sostenendo le quantità e il mix, attenuando la sostituzione lungo la scala di prezzo. Scende anche la pressione promozionale, nonostante l’aumento del numero di referenze promozionate, a segnalare che la spasmodica attenzione al prezzo lascia il posto alla domanda di prodotti a maggiore contenuto di servizio, come piatti pronti, zuppe e insalate pronte. Una tendenza coerente con i progressi dell’occupazione e con la minore disponibilità di tempo per la preparazione dei cibi.

La ristrutturazione della rete commerciale cede il passo all’innovazione dei formati e degli assortimenti. La diminuzione delle superfici commerciali lascia spazio in questo 2016 ad una timida inversione di tendenza. Cresce la rete dei discount ma, per la prima volta da diversi anni, le aperture sopravanzano le chiusure anche per supermercati e ipermercati. Gli anni della ristrutturazione hanno visto un calo di circa 3 mila punti vendita nella sola distribuzione moderna, per lo più concentrati tra i piccoli esercizi a libero servizio. Nel 2016 fanno la comparsa in Italia nuovi player e le aziende presenti sperimentano nuovi formati ed esperienze instore.

Le prospettive per l’anno appena iniziato sono improntate al cauto ottimismo, guidato dalla tenuta del potere d’acquisto delle famiglie e dalla consapevolezza che il peggio è alle spalle. I fattori che hanno sostenuto il progresso del reddito disponibile nel 2016 sono destinati ad attenuarsi. Depongono in questo senso le statistiche sull’occupazione, per il minore sostegno offerto dagli incentivi sulle assunzioni a tempo indeterminato, e la risalita delle quotazioni delle materie prime, che sosterrà il recupero dell’inflazione. Questi fattori andranno a decurtare la capacità di spesa delle famiglie lasciando presagire un rallentamento dei consumi, anche alimentari.

I rincari delle materie prime potranno dunque innescare una lieve risalita dei prezzi dei generi alimentari, in particolare per le filiere più colpite, come latticini, oli e prodotti dolciari, e contribuiranno a rallentare le quantità vendute. L’innovazione dell’offerta e i guadagni di efficienza potranno contrastare queste tendenze e porre le condizioni per un recupero del terreno perso negli anni recenti anche rispetto all’outdoor e ai suoi canali emergenti, quali streetfood e takeaway. Queste valutazioni consentono comunque di prospettare una evoluzione ancora favorevole del fatturato della Gdo alimentare nel 2017, sostenuto dai prodotti di largo consumo confezionato, che beneficano anche dello spostamento delle preferenze dal fresco a peso variabile a quello a peso imposto.

Fonte Coop