Il pollo minaccia la leadership del maiale

Quando i dati definitivi relativi alla produzione di carne mondiale del 2016 saranno pubblicati, sarà possibile dimostrare che a livello mondiale si è verificato un grande cambiamento in termini di quote di mercato. Da alcune stime preliminari preparate nel corso dell’ultimo trimestre sembra possibile che, per la prima volta in assoluto, il volume di carne di pollo e altre carni avicole in tutto il mondo eguaglierà o addirittura supererà la produzione di carne di maiale. Di questa possibilità si parlava già da un po’ di tempo, ma pochi si aspettavano che il sorpasso si sarebbe verificato così presto.

Le stime fanno pensare che, nell’anno in corso, per entrambi i tipi di carne la produzione sarà di poco superiore ai 116 milioni di tonnellate. Per la carne di maiale questo dato indicherebbe un calo rispetto ai 117.25 milioni di tonnellate del 2014. Al contrario, la produzione di carne di pollame risulta cresciuta in termini di volume rispetto ai 115 milioni di tonnellate dello scorso anno.
I dati illustrati nel grafico mettono a confronto le linee di tendenza della produzione di carne di maiale, di carne avicola e di carne bovina a partire dal 2000, evidenziando quanto velocemente il pollo abbia raggiunto i livelli della carne di maiale.

Le sorti opposte della produzione zootecnica possono essere spiegati attraverso una vasta gamma di fattori. Il primo fondamentale fattore, che non può essere ignorato, è che il mercato della carne di pollo, e delle carni avicole in generale, è più equamente distribuito tra le varie regioni del mondo rispetto al mercato della carne suina. Sebbene la maggior parte della produzione dei tre tipi di carne avvenga nei paesi asiatici, la regione Asia-Pacifico incide solo per circa un terzo nella produzione totale di carne di pollame e carne di manzo, mentre la carne di suina è prodotta per oltre la metà in questa area. Inoltre anche la distribuzione geografica del pollame le conferisce un netto vantaggio soprattutto quando le condizioni economiche variano notevolmente da una parte all’altra del mondo.

In particolare, nel corso degli ultimi 18 mesi, il settore della carne di maiale ha risentito della debolezza del mercato in Asia, Europa e America Latina. A causa di un rallentamento economico globale, la domanda di carne non è riuscita a registrare la consueta crescita annuale in un gran numero di territori chiave, rendendo l’offerta eccessiva e spesso il prezzo per i produttori molto basso.

Analizzando i trend della produzione annua di carne suina viene evidenziato che nel 2016 solo due paesi hanno ridotto la loro produzione, tra cui la Cina, il più grande produttore suinicolo al mondo. La riduzione è stata del 3,3%, vale a dire 1,87 milioni di tonnellate. L’altra riduzione è avvenuta in Giappone. ma solo di 10.000 tonnellate.

Lo scorso anno i primi 20 paesi paesi produttori di carne di maiale hanno coperto l’89% del mercato globale, e poco più del 90% nel 2014 e nel 2013. Più significativo è stato il fatto che la loro produzione combinata è aumentata minimamente passando dai 104,2 milioni di tonnellate del 2014 ai 104,4 milioni di tonnellate del 2015, una crescita estremamente modesta rispetto al fatto che tra il 2013 e il 2014 l’aumento della produzione è stato di due milioni di tonnellate.

Nel 2015 l’Italia è stato il tredicesimo paese produttore, un salto in avanti rispetto alla posizione numero 14 degli anni precedenti. Si tratta di un recupero parziale delle produzione italiana dopo il calo subito nel 2013 a seguito degli effetti della normativa relativa all’edilizia degli allevamenti suinicoli varata dall’Unione europea, che ha portato a una riduzione degli allevamenti e del numero di animali.
Nella pianura Padana, principale zona di produzione del nostro paese, i produttori hanno dovuto sostenere cospicui oneri economici per ristrutturare gli allevamenti e soddisfare il requisito comunitario di stabulazione libera delle scrofe, in un momento di crisi finanziaria nazionale, e di prezzi bassi. Questa situazione ha spinto molti produttori di seconda generazione a lasciare il settore. Alcune aziende più piccole hanno deciso di abbandonare il mercato mentre i più grandi hanno scelto di passare alle fasi successive dell’allevamento. Solo pochi allevatori hanno ristrutturato gli stalli e il numero di scrofe presenti in Italia è sceso, in poco più di due anni, da 750.000 a meno di 500.000.

Il numero di suini è un elemento centrale anche per analizzare la situazione cinese. Molte fonti forniscono dati differenti, ma vi è un accordo generale sul fatto che il mercato cinese, in 20 mesi, ha perso un gran numero di scrofe, almeno fino a marzo 2015 momento in cui sembra esserci una lieve inversione di tendenza. Il problema principale riguardava i bassi prezzi alla produzione che non compensavano l’aumento dei costi dei mangimi, oltre alla necessità di adeguarsi alla nuova normativa che, per motivi ambientali, richiedeva di spostare la produzione di suini in parti meno abitate del paese.

La Cina resta il più grande importatore di carne di maiale. Per colmare il divario tra domanda e offerta, nel 2015 ha importato 770.000 di tonnellate di carne di maiale. Per il 2016 ci si attende un aumento fino a 1 milione di tonnellate. Questo porta il commercio mondiale di carne di maiale alla cifra record di 7,5 milioni di tonnellate rispetto ai 7,2 milioni di tonnellate del 2015 e ai 7 milioni di tonnellate del 2014.

Finora il volume del commercio internazionale copriva circa il 4% della produzione totale, ma attualmente è pari allo 6,5%, una percentuale comunque inferiore all’11% delle carni di pollame e del 12,75% delle carni bovine.

Fonte WattAgNet