Il piano controllo e sorveglianza della peste suina africana in Romania

La Commissione europea ha pubblicato il Rapporto finale di un’ispezione eseguita in Romania lo scorso gennaio per valutare l’attuazione del programma per la sorveglianza e la preparazione ai casi di emergenza relativi alla peste suina africana (ASF). L’ispezione si inserisce all’interno del programma della Direzione generale per la salute e la sicurezza alimentare.

Obiettivo principale della missione era valutare l’efficacia del programma di sorveglianza della peste suina africana attuato in Romania negli anni 2015 e 2016 nei suini domestici e nei cinghiali; l’efficacia delle misure in atto per impedire la diffusione della malattia nella popolazione dei suini, in caso la malattia si presentasse nei cinghiali; la prontezza a rispondere alle epidemie nei suini domestici e nei cinghiali.

Nel complesso, la relazione conclude che la Romania non applica ancora molte azioni volte a prevenire l’ASF: per esempio la gestione della popolazione dei cinghiali e le norme di biosicurezza negli allevamenti di animali da cortile, sono applicate solo in caso di malattia conclamata, con conseguente ritardo nei risultati. Sebbene i cacciatori siano a conoscenza dell’ASF, il cattivo programma di sorveglianza passiva sui cinghiali non garantisce che la malattia sia individuata tempestivamente dopo la sua comparsa. Tutto questo ritarda l’individuazione della malattia e quindi l’attuazione delle misure di controllo, aumentando il rischio di una ulteriore diffusione nei suini domestici, in particolare negli allevamenti di animali da cortile. Il basso livello di biosicurezza tipico di questi allevamenti rappresenta il punto più vulnerabile che consente la diffusione della malattia tra i suini domestici. In particolare, un ruolo fondamentale è svolto dagli allevamenti di scrofe.

Se la malattia entra negli allevamenti di animali da cortile, lo scarso livello di sorveglianza passiva causerà probabilmente la diffusione della malattia. Le autorità dovranno quindi affrontare una sfida maggiore nel tracciare i suini e contenere la malattia in uno scenario epidemico soprattutto a causa dell’assenza di registrazioni i questo tipo di allevamenti e dell’esistenza di movimenti non registrati.

Le buone misure di biosicurezza e i controlli in atto presso le aziende commerciali invece riducono la probabilità di introduzione e diffusione di infezioni. Tuttavia, i ritardi rilevati nei tempi dei laboratori e la mancanza di sorveglianza passiva nelle aziende commerciali industriali sono fattori che potrebbero ritardare ulteriormente una diagnosi precoce nei suini domestici e aumentare il rischio di diffusione.

Le autorità competenti sembrano preparate ad affrontare epidemie negli allevamenti di animali da cortile o in piccole aziende commerciali, che nel paese sono la maggioranza. Per le aziende commerciali industriali, è stata individuata una difficoltà a provvedere a un rapido ripopolamento, a causa delle limitate capacità di soppressione e smaltimento.

Fonte Commissione europea