Il costo del benessere animale pesa sui produttori avicoli francesi

Secondo un sondaggio sul benessere animale realizzato dall’Università di Reading, il 96% dei consumatori ritiene che sia “un obbligo morale salvaguardare” il benessere degli animali da reddito.

In Francia, come in molte altre regioni del mondo, per soddisfare le esigenze dei consumatori i produttori di proteine animali hanno sempre più bisogno di ripensare ai loro sistemi di produzione e di mantenimento della salute e del benessere degli animali.

Il benessere è difficile da misurare perché è soggettivo“, ha dichiarato Etienne Laffitte, direttore tecnico di Wisium di Neovia France, nel corso di SPACE 2017. “L’efficienza di un allevamento è alta se l’animale è sano, ma questo non è sufficiente per il consumatore. I produttori di mangimi utilizzano grafici e numeri, quindi è più difficile capirsi quando si parla di benessere degli animali“.

Per i produttori di mangimi la sfida è trovare un equilibrio tra le posizioni basate sulla scienza e quelle dell’opinione pubblica.

È difficile quantificare quanto il successo dell’animale sia determinato dall’ecosistema in cui vive“, ha detto, sottolineando il peso che hanno alcuni fattori interni, come lo stress che gioca un ruolo in termini di immunità animale, e alcuni fattori esterni, come l’igiene. “I mangimi rappresentano il 60% del costo, ma solo il 30% della prestazione“.

Molte volte, la zootecnia si trova ad assumere un atteggiamento reattivo verso il consumatore, ma non riesce a comunicare la realtà della produzione commerciale. Purtroppo, alla fine, il costo dei nuovi standard di benessere degli animali impone riduzione dei già stretti margini dei produttori.

Per molti anni le emozioni dei consumatori sono state guidate da idee sbagliate o da incomprensioni“, ha affermato. “I consumatori credono che la strada giusta da percorrere sia il vecchio concetto di agricoltura, ma questo non è possibile. In questo molto molti prodotti non saranno accessibili. I produttori devono adattarsi a queste nuove richieste attraverso diversi modelli di business e abbracciare la diversità, come la produzione biologica o le etichette degli standard produttivi”.

Data la forte pressione dell’opinione pubblica, che non mostra alcun segno di indebolimento, resta da farsi solo una domanda: i consumatori sono disposti a pagare di più per quello che desiderano?

Fonte WattAgNet