Il controllo delle misure adottate in Lettonia per il monitoraggio della peste suina africana

Il Dipartimento generale per la salute e la sicurezza alimentare della Commissione europea ha pubblicato il report finale di un’ispezione effettuata in Lettonia lo scorso aprile per valutare l’attuazione dei controlli sulla salute animale relativamente ai casi di peste suina Africana. Nello specifico l’ispezione mirava a valutare l’efficacia delle misure e delle azioni intraprese per evitare il diffondersi della peste suina africana oltre l’area già infetta attraverso la distribuzione di carne fresca, preparazioni o prodotti a base di carne provenienti dal mercato domestico o sottoprodotti animali o gli animali stessi; l’efficacia delle misure o delle azioni intraprese per prevenire la diffusione dell’infezione in caso di focolaio nei suini domestici; la supervisione e la verifica dell’efficacia delle misure e delle azioni avviate. L’ispezione inoltre intendeva verificare l’attuazione delle azioni proposte in risposta alle raccomandazioni pubblicate nel rapporto DG (SANTE) 2016-8766.

In generale le autorità locali hanno attuato con successo i controlli sui movimenti di suini vivi provenienti dalla zona infetta attraverso un sistema che abilitava aziende e stabilimenti di trasformazione. I controlli ufficiali sono ben organizzati. La combinazione tra le misure di tracciabilità per i suini vivi e per i loro prodotti ha fornito assicurazioni sul fatto che carni fresche, preparati a base di carne e prodotti a base di carne di suini domestici siano correttamente contrassegnati prima di essere immessi sul mercato, contribuendo a ridurre il rischio di diffusione della malattia.

Le attuali disposizioni relative alla raccolta e al trasporto di sottoprodotti di origine animale provenienti dalla zona infetta riducono il rischio di diffusione della malattia attraverso prodotti potenzialmente contaminati. Tutte le misure adottate nel 2017 al momento dell’individuazione e della conferma dei focolai di peste suina africana erano in linea con i requisiti dell’UE e sono state eseguite in modo tempestivo.

Il gruppo ispettivo ha rilevato alcune carenze legate alla biosicurezza nei terreni di caccia e all’ammasso di carcasse di cinghiali. Nel 2017, la maggior parte dei cinghiali cacciati venivano usati per consumo personale. Il deposito di queste carcasse di cinghiali nei terreni di caccia è scarsamente controllato e, nonostante l’ampia campagna informativa e di sensibilizzazione rivolte ai cacciatori, non sono stati rispettati tutti i requisiti relativi alla manipolazione delle carcasse e alle restrizioni alla movimentazione della carne.

Le autorità stimano che il 70% dei terreni di caccia abbia strutture di lavorazione primarie, compreso la refrigerazione, e che i restante 30% utilizzino lo stoccaggio domestico delle carcasse in attesa dei risultati dei test sulla peste suina africana. Tutto ciò aumenta il potenziale rischio di diffusione dell’infezione. Recentemente le autorità hanno adottato norme di biosicurezza per i terreni di caccia ma è necessario tempo per la loro attuazione. L’assenza di controlli ufficiali di routine sui maiali macellati nelle aziende non commerciali indebolisce la loro sorveglianza.

Fonte Commissione europea