Il controllo della peste suina africana in Sardegna

La Commissione europea ha pubblicato l’esito di un audit svolto in Sardegna nell’ottobre 2016 nell’ambito del programma di revisione della Direzione generale Salute e Sicurezza Alimentare. L’obiettivo era valutare l’idoneità dei piani previsti per raggiungere l’obiettivo di eradicare la peste suina africana. L’audit ha in particolare valutato se: la gestione del programma e le comunicazioni con gli stakeholder fornivano i presupposti necessari per il successo di un programma di eradicazione; le misure preventive, la rilevazione, l’eliminazione e la sorveglianza post-epidemica erano state attuate in modo efficace; la spedizione di carni e prodotti a base di carne suina fuori della Sardegna è conforme ai requisiti esistenti.

In Sardegna l’unità di progetto per l’eradicazione della peste suina africana ha il potere e la capacità sufficienti a garantire una gestione efficace, un coordinamento e una cooperazione tra le diverse autorità (a livello centrale, regionale e locale) coinvolte. Un buon presupposto per eseguire un programma di eradicazione.

Sebbene questa unità abbia poteri e risorse sufficienti, in Sardegna esiste ancora un numero significativo di suini incontrollati (illegali) e questo è uno degli ostacoli principali all’eradicazione della malattia. La mancanza di un controllo efficace su tutte le popolazioni di maiali presenti sull’isola e l’inefficacia dell’unità di progetto nei confronti dei suini incontrollati, riducono la fiducia che il programma possa fornire un significativo miglioramento dell’attuale situazione.

L’efficacia della prevenzione, la rilevazione precoce e le misure di eliminazione delle malattie variano in tutta l’isola. Nelle province in cui risiedono la maggior parte dei maiali incontrollati, vi sono lunghi ritardi nell’applicazione delle restrizioni necessarie a seguito dei focolai di malattia.

In alcune parti delle aree individuate come infette, la sorveglianza ufficiale sulle aziende di suini e i controlli dei movimenti dei suini non sono sufficienti, il che compromette l’efficacia di tali misure per prevenire e individuare la malattia. Le indagini epidemiologiche non contribuiscono a comprendere la diffusione della malattia e a focalizzarne le azioni. Alcuni di questi problemi sono già stati individuati in una precedente ispezione del 2013. L’insufficiente miglioramento dei controlli sui movimenti dei suini, delle notifiche relative ai casi sospetti e all’esame dei fattori che contribuiscono alla sua introduzione e alla diffusione, sono particolarmente preoccupanti per i futuri progressi del programma di eradicazione.

L’analisi effettuata prima di eliminare le restrizioni presenti nelle zone di protezione o sorveglianza sembra in grado di individuare eventuali infezioni/malattie residue. La sorveglianza della peste suina africana nei cinghiali potrebbe dimostrare l’evoluzione della malattia nell’area infetta, ma potrebbe non essere efficace nel rilevare la malattia nella zona non infettata, in una fase precoce. L’effetto combinato tra l’alta densità dei cinghiali presenti, l’espansione dei loro habitat e una pressione costante dell’infezione, contribuiscono probabilmente alla diffusione e alla persistenza della malattia nella popolazione dei cinghiali.

I controlli sugli operatori alimentari che utilizzano le deroghe previste dalla decisione 2014/709/UE garantiscono in gran parte che le norme e i requisiti esistenti siano rispettati prima della spedizione di carne, prodotti e preparazioni. Tuttavia, non garantiscono in modo sufficiente che nessuna spedizione di questo tipo venga spedito fuori dalla Sardegna.

Fonte Commissione europea