Il controllo dei livelli di ferro nell’alimentazione animale

Il ferro è un elemento critico negli animali monogastrici: se è insufficiente causa anemia, se è troppo favorisce la diffusione dei colibatteri. Gli animali monogastrici, come maiali e pollame, non si preoccupano di quanto ferro è presente nei loro mangimi. In realtà, essi possono tollerare anche dosi eccessive, ma gli ingredienti naturali ne contengono una dose quasi sufficiente a permettere loro di vivere in condizioni accettabili, anche se non redditizie.

Tuttavia è sempre opportuno tenere sotto controllo i livelli di ferro nei mangimi. In alcune condizioni, per esempio, utilizzando ingredienti esotici, è possibile provocare una carenza di ferro. Oppure, un eccesso di ferro derivante da un utilizzo errato del fosfato di sodio potrebbe fornire un surplus di ferro permettendo all’Escherichia coli dell’intestino di diffondersi a una velocità eccessiva.

Tradizionalmente, per coprire il fabbisogno di ferro i nutrizionisti fanno affidamento su una premiscela di minerali traccia con un margine più elevato rispetto ai requisiti. Attualmente però questa pratica non è considerata adeguata, perché è necessario che gli animali ricevano solo la quantità di ferro di cui hanno bisogno, non di più o di meno. Inoltre, non è sufficiente determinare una concentrazione assoluta di integrazione di ferro, per esempio pari a 100 ppm. È necessario sapere, quanto di questa quantità diventerà effettivamente disponibile per l’animale. In altre parole, bisogna capire e prendere in considerazione i fattori che influenzano la disponibilità di ferro.

FONTI DI FERRO – Il solfato di ferro è considerato lo standard principale in termini di biodisponibilità di ferro, con un valore arbitrale o relativo del 100%. Questo non significa che il ferro presente nel solfato sia digeribile o disponibile al 100%. Significa solo che al ferro effettivamente utilizzato dall’animale attraverso questa fonte, una quantità di fatto sconosciuta, viene assegnato un valore pari a 100, valore rispetto al quale vengono confrontate tutte le altre fonti di ferro (da qui il termine relativo). Sono disponibili tabelle che forniscono i valori esatti per ciascuna fonte di ferro ma, come spesso accade, la qualità di ogni fonte può anche influenzare il suo valore arbitrale.

FERRO ORGANICO O INORGANICO – In generale, vi è la convinzione che le forme organiche abbiano una disponibilità di ferro maggiore rispetto a quelle inorganiche. Se questo può essere valido in alcuni caso, si tratta di un orientamento generale errato che dovrebbe essere abbandonato. Nelle fonti organiche di ferro, o di qualsiasi altro minerale traccia, il livello di RBV può essere basso, alto o addirittura variabile tra o all’interno delle forme e delle fonti, rispetto alle fonti inorganiche. In sostanza, è necessario valutare ogni fonte su base individuale, e non in base al nome o all’origine.

FITATOIl ferro non è disponibile nel fitato a meno che non venga rilasciato per azione della fitasi. In caso contrario, i fitati non sembrano influenzare la biodisponibilità del ferro nei suini e pollame. Alcuni studi condotti sui ratti hanno dimostrato il contrario, ma i ratti hanno un processo digestivo particolare e quindi i risultati non sono sempre applicabili ad altre specie. Inoltre, i diversi studi che per analizzare l’assorbimento del ferro hanno utilizzato la farina di soia e i fitati, mostrano che gli isolati di proteina di soia forse possono attirare il ferro e sottrarlo agli animali, ma il concentrato di proteine di soia non agisce in questo modo; questo si spiega con il processo di estrazione alcolica utilizzato per la produzione dell’isolato.

ACIDO CITRICO E VITAMINA C – E’ stato dimostrato che il citrato e l’acido ascorbico migliorano l’assorbimento del ferro. Si ritiene inoltre che la riduzione del pH dello stomaco mediante l’uso di questi due acidi contribuisce ad aumentare l’assorbimento del ferro, che diminuisce invece quando il pH diventa alcalino.

PECTINE – Le pectine, una famiglia di fibre solubili in acqua, sono considerate dannose per l’assorbimento del ferro. Il pensiero alla base di questo concetto è che le pectine formano un gel nell’intestino, e possono intrappolare il ferro impedendone l’assorbimento. Al contrario alcuni studi hanno dimostrato che le pectine migliorano l’assorbimento del ferro, forse perché questa famiglia di fibre funzionali migliora la regolazione dell’acqua intestino.

PROTEINE – In generale, le diete a basso livelli di proteine riducono l’assorbimento di ferro: i risultati sono stati osservati principalmente sui ratti.

ALTRI MINERALILivelli eccessivi di calcio, fosforo, magnesio, zinco e rame sono dannosi per l’utilizzo del ferro nei mangimi. Il calcio viene generalmente somministrato a dosi superiori rispetto ai requisiti, dato che è relativamente poco costoso, ma in alcune diete, per esempio quelle destinate alle galline ovaiole, si trova in concentrazioni molto elevate (4%). Fonti di zinco e rame sono spesso utilizzate nei programmi antibiotic-free ma possono interferire con l’assorbimento del ferro. Fortunatamente, negli stessi programmi, vengono utilizzati alcuni acidi organici, come l’acido citrico, che controbilanciano questo effetto negativo.

Fonte WattAgNet