Il commercio internazionale è la principale sfida futura del settore avicolo

Le principali sfide che l’industria avicola dovrà affrontare a breve e lungo termine sono sempre le stesse: qualità e prezzo dei mangimi, i focolai di malattie, l’uso degli antibiotici, il benessere degli animali e le questioni ambientali.

L’unica variabile in questo panorama di fatto statico è legata alla volatilità dei mercati a causa dei vincoli commerciali internazionali.

A tal proposito la rivista Poultry World ha pubblicato il resoconto della Petersime International Conference che si è svolta in Belgio, nel corso del quale sono stati affrontati proprio i temi legati al legame tra settore avicolo e volatilità.

I numerosi focolai di influenza aviaria registrati in questi ultimi anni hanno scosso l’industria avicola internazionale. Il professor Arjan Stegeman dell’Università di Utrecht è stato diretto testimone di un cambiamento della presenza del virus dal 2003 in poi. “Inizialmente le epidemie di aviaria erano considerate incidenti, ed erano caratterizzate da ceppi a bassa patogenicità mutati in altamente patogeni. Tuttavia, dal 2003 in poi, un ceppo ad alta patogenicità di H5N1, scoperto prima nel 1997 a Hong Kong, ha provocato negli ultimi anni una serie di focolai”. Secondo il professor Stegeman il virus non è stato controllato correttamente e alla fine si è riversato nelle popolazioni di uccelli selvatici. Per questo ogni autunno la migrazione rappresenta un rischio per il pollame commerciale presente nell’emisfero settentrionale. “Ma ora iniziamo a vedere che la presenza del virus non si limita ai periodi migratori ma in Europa sta diventando endemico, come sta succedendo in Indonesia, Cina, Vietnam ed Egitto. La conseguenza è che dobbiamo imparare a convivere con questa minaccia costante e fare tutto il possibile per proteggere i nostri animali“.

Questa tendenza è stata sottolineata anche dall’analista di Rabobank Nan-Dirk Mulder: “L’influenza aviaria è un rischio costante, una realtà con cui dobbiamo convivere. E finché l’industria è in grado di tenere il virus fuori dagli allevamenti commerciali, o è in grado di sradicare rapidamente il virus, allora non ci saranno grandi impatti sui mercati, o almeno non così grandi come in passato. Ma il commercio globale rappresenta un fattore di instabilità. Recentemente abbiamo assistito allo scandalo che ha coinvolto il settore zootecnico del Brasile, le maggiori richieste di prodotti halal provenienti dal Medio Oriente e i dazi cinesi sulla carne brasiliana. Le correnti commerciali internazionali sono sottoposte a forti pressioni e questo sconvolge tutto“.  E sempre parlando dello scandalo del settore zootecnico brasiliano, si è assistito ad una drastica riduzione delle esportazioni di carne brasiliana verso l’Europa. Secondo Mulder, inoltre, è l’Ucraina che sta colmando una parte di questo divario e anche la Polonia sta espandendo rapidamente la produzione; ma i prezzi del petto di pollo sono comunque in rialzo perché questi paesi non riescono a produrre abbastanza. “In Polonia saranno presto operativi nuovi 10 impianti di trasformazione e il paese sta registrando una crescita della produzione pari all’8% all’anno. I nuovi impianti stanno disperatamente cercando di riempire le linee produttive. Ma non è tutto“, avverte Mulder.  Le tariffe Cina-USA sulla soia rappresentano una ulteriore turbativa del commercio. “A causa delle tariffe sulla soia statunitense, in Cina i prezzi dei mangimi tenderanno a salire, ma ugualmente negli Stati Uniti i prezzi della soia saranno sotto pressione. La Cina sta ora acquistando soia dal Brasile spingendo verso l’alto i prezzi e sottraendo risorse al settore avicolo già in difficoltà. Fortunatamente le previsioni a lungo termine sono positive, ma i maggiori tassi di crescita non riguardano i mercati tradizionali. Per esempio i tassi maggiori di crescita, sia in termini di volume che di valore, si verificheranno in Asia, dove continua ad aumentare consumo e domanda. Russia e Ucraina si concentreranno maggiormente sulle esportazioni, se non verranno ostacolate da restrizioni. Questo a conferma del fatto che il futuro del settore avicolo europeo sarà accidentato e caratterizzato da un’elevata volatilità“.

Malgrado tutto l’obiettivo del settore rimane nutrire il mondo. Ora e in futuro “E dobbiamo farlo, senza impoverire il nostro pianeta“, ha detto il professore emerito Eddy DeCuypere. La sfida è nutrire 9 miliardi di persone entro il 2050, che avranno un consumo pro-capite maggiore di oggi. E dato che attualmente ci sono 800 milioni di persone denutrite, sembra un compito scoraggiante. “Ma sono sicuro che il problema non sarà la produzione. Solo un terzo del nostro pianeta è terra, e di questa solo un terzo è dedicato all’agricoltura. Due terzi della terra agricola sono pascoli, un terzo è invece utilizzato per le colture. Ultimo ma non meno importante, un terzo del terreno arabile viene utilizzato per la produzione di mangimi per animali. Ma è importante concentrarsi sulla terra “inutile” e sulle proteine inutili e spostarci sempre di più verso una produzione animale efficiente. In questo caso sarà possibile massimizzare la produzione e dar da mangiare a tutti, senza impoverire il nostro pianeta. La sfida quindi resta distribuire questa ricchezza attraverso il commercio”.

Fonte Poultry World