Il cambiamento climatico influenzerà la salute del pollame?

Si sa molto poco su come il cambiamento climatico incide sulle malattie del pollame. La professoressa Celia Abolnik, capo ricercatore del settore Produzione e salute avicola dell’Università di Pretoria in Sud Africa, immagina che l’innalzamento delle temperature potrebbe tradursi in un aumento della pressione della malattia, soprattutto nelle zone più fredde del pianeta.

I cambiamenti associati al cambiamento climatico, in termini di temperature medie, precipitazioni e clima estremo, non avranno solo un impatto sul animali e sulle piante, ma anche sulla distribuzione e la pressione degli agenti patogeni e delle malattie. Il freddo, per esempio, è più favorevole a certe malattie infettive, come la malattia di Newcastle, l’influenza aviaria, la bronchite infettiva e la malattia infettiva della borsa. “Temperature più fredde permetterebbero a questi virus di sopravvivere più a lungo, aumentando il rischio di malattia e rendendone più difficile la gestione” ha spiegato Celia Abolnik “Inoltre temperature più fredde spingono gli avicoli a stare più vicini per scaldarsi, aumentando il rischio di trasmissione”.

D’altra parte temperature più calde potrebbero aiutare la distruzione di alcuni di questi virus, ma creano livelli di umidità più alti, peggiorando l’incidenza di malattie respiratorie ed enteriche. Temperature troppo alte o basse, e tassi sfavorevoli di umidità potrebbero causare maggiori livelli di stress, che a loro volta rendono gli animali più vulnerabili alle malattie e influenzando le loro prestazioni.

Sebbene l’impatto di queste condizioni climatiche potrebbe essere ridotto attraverso il controllo delle temperature all’interno dei capannoni, un uso smodato dei condizionatori farebbe salire i costi energetici, mettendo a rischio la produzione avicola commerciale, che potrebbe non essere più finanziariamente sostenibile in alcune parti del mondo.

Se sono proprio le malattie degli avicoli ruspanti più vulnerabili ai cambiamenti climatici è ancora in discussione. Abolnik ha spiegato che per i polli ruspanti potrebbe essere meglio, perché questi animali tendono ad avere livelli di stress inferiori rispetto a quelli allevati al chiuso. Dal momento che in un sistema free-range gli animali hanno più spazio per muoversi, anche le possibilità di trasmissione della malattia risultano inferiori. D’altra parte gli animali free-range sono più vulnerabili agli agenti patogeni esterni, come l’influenza aviaria, che viene diffusa dagli uccelli migratori.

Inoltre non è noto se gli avicoli indigeni sono in grado di sopportare meglio l’impatto dei cambiamenti climatici rispetto alle linee commerciali.Molte persone pensano che gli uccelli indigeni siano più resistenti rispetto alle linee commerciali, ma non c’è abbastanza ricerca scientifica a sostegno di questa tesi. Uno dei nostri studenti sta sviluppando un progetto di ricerca per studiare la questione. Personalmente, però, non credo che gli uccelli indigeni siano più resistenti. Alcuni avicoli sono comunque più adatti a certe condizioni di produzione rispetto ad altri” ha detto Abolnik.

Infine, a causa dei cambiamenti climatici, alcune malattie potrebbero presentarsi in alcune zone del pianeta in cui erano sconosciute. Ad esempio, per Abolnik, se su alcune rotte migratorie tradizionali dovessero scarseggiare il cibo e l’acqua, queste potrebbero cambiare: la variazione della direzione degli uccelli, aumenterebbe il rischio di trasmissione delle malattie, in particolare l’aviaria. La professoressa ha inoltre sottolineato che il rischio di diffusione di malattie in nuove aree del pianeta è molto più grande anche a causa della globalizzazione: “La crescente domanda di cibo, con l’adozione di sistemi di produzione intensificati, e l’aumento del commercio internazionale, potrebbe rappresentare un pericolo addirittura maggiore del cambiamento climatico”.

Fonte The Poultry Site