I social media al servizio degli allevatori

Gli allevatori che ancora non utilizzano i social media dovrebbero cominciare a considerarli come strumenti efficaci per comunicare la loro storia e raggiungere i consumatori in tutto il mondo I produttori del settore agroalimentare infatti continuano a cercare nuovi modi per raggiungere i consumatori e, magari, per mostrare la loro storia e i loro allevamenti, per controbattere le notizie e le immagini, spesso costruite ad arte, diffuse dai movimenti animalisti. I social media, se ben utilizzati, possono essere uno strumento interessante da utilizzare. É stato infatti dimostrato che sono utili per creare un brand e aumentare la fiducia di chi già lo conosce.

Nel corso di World Pork Expo, manifestazione che si è svolta nell’Iowa lo scorso 7 giugno, tre allevatori del settore suinicolo hanno offerto alcuni utili suggerimenti per utilizzare in modo proficuo i social media. 

Perché è giusto utilizzare i social media? I membri dell’industria agroalimentare hanno molte occasioni per discutere e riunirsi tra di loro sia in occasioni di fiere e manifestazioni, visite in azienda, posta elettronica. Ma questi strumenti non consentono di raggiungere direttamente i consumatori di carne e pollame, che però mostrano sempre interesse su temi come il benessere animale e la sicurezza alimentare. Allo stesso tempo non sanno come viene prodotto il cibo che mangiano e da dove proviene.

Erin Brenneman, proprietaria dell’azienda agricola di famiglia suggerisce di trovare altri contatti: “non parlare con gli altri allevatori, loro sanno già tutto del settore”. Secondo Brenneman i social media sono un ottimo modo per trovare diversi punti di contatto, perché permettono di connettersi con chi non conosce il settore, anche se ha interessi condivisi. Una volta individuati è possibile avviare una nuova conversazione sull’agricoltura e condividere la storia del proprio brand.

Come Brenneman, anche Brad Greenway, di Greenway Farms e Logan Thornton, di The Flying Pig Farm, hanno elogiato i social media, definendoli strumenti che permettono di avviare una conversazione e di connettersi con persone in tutto il mondo, per promuovere la propria attività.

Le piccole cose che facciamo ogni giorno, che per noi sono normali, e che riteniamo non siano interessanti, sono invece di grande appeal per i consumatori, soprattutto se diffondiamo queste informazioni a una platea più grande. I consumatori vogliono davvero sapere cosa facciamo” ha detto Greenway.

Ma quali sono i suggerimenti per iniziare a comunicare sui social? Il primo passo è comprendere le caratteristiche delle diverse piattaforme a disposizione e quale è più adatta al proprio business.  Secondo Thornton è necessario individuare ciò che rende unica un’azienda o un allevamento, le sue peculiarità, e spendere tempo per capire come ogni piattaforma può aiutare a mostrarle.
Per esempio, su Facebook possono essere pubblicati molti materiali (video, foto, testi) quasi senza limiti di lunghezza. Greenway ha consigliato ai nuovi utenti di pubblicare molto spesso contenuti differenti, come foto o video di animali, magari accompagnati da bambini, che hanno molto successo su questo canale. “Aggiungere ai propri contenuti un po’ di umorismo e personalità aiuta ad attrarre più utenti, la gente vuole sapere che gli allevatori amano quello che fanno”.

Greenway ha anche suggerito di chiedere aiuto ad utenti più esperti soprattutto quando si devono utilizzare nuovi strumenti di comunicazione come Facebook Live, un buon modo per impegnarsi in conversazioni dirette con i consumatori e rispondere alle loro domande.

Una delle piattaforme preferite da Brenneman per condividere la storia della sua fattoria è Snapchat. Solo chi è presente in azienda può vedere il lavoro necessario a mandare avanti un allevamento, ma i consumatori non possono farlo: Snapchat è una piattaforma utile per fornire loro un aspetto “crudo e reale” della vita quotidiana delle aziende agricole utilizzando brevi video.

Instagram, invece è il social media finalizzato alla pubblicazioni di immagini: in questo caso è possibile mostrare il lavoro, senza concentrarsi sulle informazioni. E’ invece preferibile focalizzarsi sugli aspetti che aumentano la conoscenza e la consapevolezza dei consumatori, e insegnale loro le verità sull’industria agroalimentare.

Indipendentemente dalla piattaforma, gli utenti di social media sono spesso molto aggressivi, soprattutto nei confronti del settore agroalimentare, che riceve critiche online non solo dagli animalisti ma anche dai cosiddetti trolls o haters
Ma secondo Brenneman “se non hai qualcuno che ti trolla, probabilmente non stai diffondendo abbastanza il tuo messaggio”. In questo caso è opportuno individuare alcune strategie utili ad affrontare questo genere di critiche: non postare immagini discutibili; mostrare come vengono assicurate benessere e salute degli animali; conoscere la propria audience e rispondere sinceramente alle domande; non aver paura di bloccare gli utenti, quelli irrispettosi non valgono il tempo dedicato loro.

Fonte WattAgNet