I rischi sanitari legati alla presenza di contaminanti sono spesso sottovalutati

È la conclusione a cui è giunta una indagine recentemente condotta dall’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio (BfR) sulla percezione del rischio di contaminanti nei prodotti alimentari.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista sanitaria pubblica Bundesgesundheitsblatt – Gesundheitsforschung – Gesundheitsschutz.

La gente si sente più a rischio nei confronti di sostanze sintetiche e metalli pesanti” ha spiegato il presidente del BfR, Andreas Hensel “Una appropriata comunicazione sui rischi legati ai contaminanti dovrebbe prendere in considerazione questa percezione del rischio soggettivo“.

I contaminanti sono sostanze indesiderabili che vengono trovati per caso all’interno dei prodotti alimentari. Possono essere presenti naturalmente nell’ambiente, o nelle materie prime trasformate, oppure possono essere rilasciati dall’attività umana e quindi entrare nella catena alimentare. I contaminanti sono indesiderati in quanto, date particolari circostanze, potrebbero compromettere la salute.

Al sondaggio ha partecipato un campione rappresentativi di 1.001 persone, cui sono state fatte domande sui prodotti alimentari. I contaminanti più conosciuti risultano essere il mercurio nel pesce e la diossina nelle uova o nel latte (rispettivamente 78 e 70%). Al contrario, la presenza di alcaloidi come la pirolizidina (PA) nel tè o nel miele (13%) e l’arsenico nel riso (26%) erano argomenti noti solo a una minoranza di intervistati. Solo il 36% e il 57% di coloro che hanno sentito parlare di PA o di arsenico ritengono queste sostanze un rischio significativo per la salute.

In generale gli atteggiamenti nei confronti dei contaminanti presenti nei prodotti alimentari e della valutazione dei rischi potenziali per la salute, variano anche per gruppo di popolazione. Rispetto alle donne, ad esempio, gli uomini sottostimano i rischi legati alla presenza di sostanze indesiderabili nella carne alla brace. Tendono a spendere meno tempo, sempre rispetto alle donne, a pensare alla presenza di sostanze indesiderate nei prodotti alimentari. I più giovani si sentono meno informati sulle sostanze indesiderate rispetto ai più anziani: circa il 41% dei giovani (14 ai 29 anni) afferma di essere poco o molto scarsamente informato sulle sostanze indesiderate nei prodotti alimentari, rispetto al 15% di quelli appartenenti alla fascia di età over 60.

In particolare sono proprio coloro relativamente ben informati che desiderano ulteriori informazioni su possibili misure di protezione, norme legali e gruppi di prodotti interessati.

Quando si tratta di comunicare i rischi per la salute, la sfida principale è quindi aumentare i livelli di sensibilizzazione su questo argomento tra i gruppi di popolazione meno informati.

Fonte The Poultry Site