I prossimi passi della Commissione europea sul tema dell’antibiotico resistenza

Lo scorso 27 ottobre si è svolta a Vilnius, Lituania, la conferenza dal titolo “Le sfide per affrontare il problema della resistenza antimicrobica”.
Nel corso del suo discorso introduttivo il Commissario europeo per la Salute e la sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis ha ricordato che l’antibiotico resistenza è in cima all’agenda politica dell’Unione europea in particolare attraverso l’approccio “One-Health”, che analizza contemporaneamente gli aspetti legati alla veterinaria, alla medicina umana e all’ambiente.

Quest’anno, spiega Andriukaitis, scade il Piano d’azione europeo sull’antibiotico-resistenza (AMR). La Commissione europea lavorerà sul nuovo Piano d’azione focalizzandosi su tre aree: rafforzamento dell’approccio “One-Health” e fare della Ue la regione “best practice” in tema di AMR; stimolare ulteriormente l’innovazione e la ricerca per lo sviluppo di nuovi antibiotici, di test per una tempestiva diagnosi, vaccini e alternative agli antibiotici: garantire che l’UE contribuisca attivamente a più ampie azioni collettive volte ad affrontare la resistenza a livello globale, insieme ai partner internazionali, sia a livello multilaterale che bilaterale.

Le proposte della Commissione su questo tema sono in discussione presso Parlamento e Consiglio europei. In particolare il Parlamento europeo è pronto ad avviare i negoziati sulle proposte presentate ma il Consiglio è ancora in una fase preparatoria.
Le linee guida della Commissione recentemente pubblicate relative all’uso prudente degli antimicobici in medicina veterinaria, incoraggiano gli Stati Membri a sviluppare e attuare strategie nazionali per combattere l’AMR, prendendo in considerazione gli aspetti regionali e locali.

La Commissione sta monitorando lo sviluppo delle linee guida comunitarie sull’uso degli antibiotici in medicina umana che dovrebbero essere approvate dal Comitato per la sicurezza sanitaria alla fine dell’anno.La Commissione tuttavia non ha in programma una legislazione sulla resistenza antimicrobica relativa alla medicina umana, ma la DG Sante di Andriukaitis sta esplorando con l’Agenzia della Medicina europea e gli Stati membri cosa è possibile fare all’interno della normativa attuale.

Anche gli aspetti dell’ambiente non saranno esclusi, dato che gli antibiotici sono legati all’ambiente attraverso gli allevamenti, gli ospedali, il trattamento delle piante, le aziende farmaceutiche e i mangimi medicati. Secondo Andriukaitis c’è bisogno di maggiori dati relativi alla presenza di antibiotici nell’aria, nel suolo e nell’acqua.

E dato che l’antibiotico resistenza è un problema trasversale, e internazionale, la Commissione europea stimola la cooperazione internazionale. Lo scorso mese Andriukaitis era presente all’Assemblea generale delle Nazioni Unite sull’antibiotico resistenza che si è svolta a New York, nel corso della quale i presenti hanno spinto la World Health Organisation a un maggiore coinvolgimento su questo tema. È importante notare che è stato deciso di istituire un groppo di coordinamento inter-agenzie, presieduto dalla WHO che, insieme alla FAO e all’OIE, preparerò un report sull’attuazione delle normative esistenti e future raccomandazioni per combattere la resistenza microbica.

Andriukaitis riconosce l’importanza del ruolo dell’Ue e delle sue agenzie, nell’aiutare gli Stati Extra comunitari grazie allo scambio della propria esperienza. Ma anche la WHO, l’OIE e la Fao hanno un ruolo importante per aiutare ad attuare i piani di azione internazionali.

Infine Andriukaitis, nel ringraziare della loro presenza i rapresentanti dell’Efsa, della Commissione europea, del servizio veterinario e di sicurezza alimentare della Lituania, i veterinari e i produttori zootecnici, si augura che vengano presto coinvolti anche i rappresentanti delle industrie farmaceutiche, i medici, gli ambientalisti, gli specialisti del trattamento delle acque, le organizzazioni non governative, le organizzazioni di rappresentanza dei pazienti, perché tutti siano rappresentati nella piattaforma “One-Health”.

Fonte Commissione europea