I probiotici sono sicuri ed efficaci come pensiamo?

Gli autori di un nuovo rapporto pubblicato dalla FAO avvertono che i produttori di mangimi e gli allevatori devono essere consapevoli che i probiotici potrebbero non essere tanto sicuri e/o efficaci come di solito si pensa.

Il documento, intitolato “Probiotics in Animal Nutrition: Production, Impact and Regulation” e scritto da Yadav S. Bajagai, Athol V. Klieve, Peter J. Dart e Wayne L. Bryden dell’Università di Queensland in Australia, rappresenta una recensione approfondita sull’uso dei probiotici nel settore del pollame, dei suini e dei ruminanti.

Comprende indicazioni sulle definizioni, sulla produzione, le modalità di azione, la sicurezza, la regolamentazione e l’etichettatura, nonché sull’efficacia nei principali settori dell’allevamento.

Uno dei principali vantaggi indicati quando sono stati introdotti i probiotici, è che avrebbero potuto sostituire adeguatamente, e senza controindicazioni, gli antibiotici.

Molti probiotici si sono dimostrati efficaci nel migliorare le prestazioni degli animali e nel prevenire le malattie e la diffusione dei patogeni enterici, sia tra i monogastrici che tra i ruminanti” si legge nel rapporto. Tuttavia, nello studio si evidenzia che, oltre ad alcuni antibiotici, anche alcuni probiotici potrebbero trasportare e trasmettere resistenza a potenziali patogeni. E quindi devono essere utilizzati solo probiotici che non presentano questa caratteristica.

Alcuni batteri comunemente usati come probiotici hanno ospitato geni resistenti agli antibiotici, con elementi genetici mobili in grado di trasferirli ai potenziali patogeni enterici” si legge nel rapporto “Solo l’utilizzo di ceppi microbici probiotici, con comprovata assenza di geni resistenti, potrebbe ridurre questo rischio. Analoghe cautele devono essere effettuate durante l’utilizzo di microbi con geni di resistenza acquisiti“.

Negli ultimi anni il numero di probiotici sviluppati per l’alimentazione animale è aumentato rapidamente e sta continuando a farlo. I ricercatori evidenziano che data la crescente gamma di microrganismi e la grande varietà di sistemi di produzione animale, gli effetti dei prodotti sulle prestazioni animali sono “molto variabili”.L’incertezza circa sulla riproducibilità dei risultati è, a parere degli autori, tra i limiti più importanti della diffusa adozione di questi prodotti.

Anche se l’uso dei probiotici potrebbe essere una soluzione potenzialmente praticabile per affrontare la questione della crescente resistenza agli antibiotici, è necessario approfondire gli effetti, il meccanismo di azione e di sicurezza dei probiotici, per ottenere effetti costanti e un reale beneficio“.

Le preoccupazioni per un possibile sviluppo della resistenza dei microrganismi probiotici, l’assenza di dati sugli effetti sulla salute umana e l’efficacia variabile, hanno portato gli autori a sollecitare le autorità di regolamentazione a prestare particolare attenzione nel valutare eventuali autorizzazioni a probiotici come additivi per mangimi, in particolare nei paesi in via di sviluppo.

Un rapporto recentemente pubblicato sul mercato globale per i probiotici come additivi per mangimi, prevede un tasso di crescita annuale del 7,7% nel corso dei prossimi 5 anni, crescita trainata dalla maggiore richiesta di mangimi animali e dalla crescente inclusione di questo gruppo di prodotti.

Fonte WattAgNet