I piani degli Stati membri sull’uso prudente degli antimicrobici

La Commissione europea ha pubblicato un report realizzato dell’Università di Bordeaux sull’attuazione della Raccomandazione del Consiglio del 15 novembre 2011 (2002/77/EC) sull’uso prudente degli antimicrobici in medicina umana. La raccomandazione ha come scopo affrontare la minaccia della resistenza antimicrobica (AMR) e chiede agli Stati membri di sviluppare strategie che comprendano misure relative alla sorveglianza, l’educazione, l’informazione, la prevenzione e il controllo, e la ricerca. 

Il report è  basato su un questionario completato nel 2015 da parte degli Stati membri e da altri Stati non comunitari.

In base ai risultati della rilevazione 20 dei 29 paesi che hanno fornito informazioni hanno già definito una strategia per promuovere l’uso prudente degli agenti antimicrobici e contenere la resistenza antimicrobica; 6 hanno riferito che avevano già attuato il processo di sviluppo di strategie e/o piani di azione e 3 che non avevano strategie o piani per crearne uno.

In molti paesi i piani di azione includono la sorveglianza, l’uso prudente di agenti antimicrobici, attività informative ed educative. Sono poi di solito inclusi anche l’individuazione e il controllo dei focolai di malattie, la ricerca e l’uso di test diagnostici rapidi (RDT). La presenza di case di accoglienza e di lunga degenza sono comprese in 14 dei 21 piani di azione attivati.

Le diverse raccomandazioni che il Consiglio europeo ha emesso sull’antibiotico resistenza evidenziano la necessità di migliorare gli approcci in diverse aree sanitarie. Questi includono l’attivazione di meccanismi di coordinamento intersettoriale (ICM), piani o strategie nazionali, coordinamento con il settore zootecnico, sistemi di sorveglianza (sostenibilità e uso di dati per informare sulle attività locali e regionali), coinvolgimento del settore  ospedaliero, monitoraggio e valutazione delle politiche nazionali.

Dall’analisi emerge che un meccanismo di coordinamento intersettoriale, che comprendeva i rappresentanti della salute umana, e i settori della salute animale e dell’agricoltura, era in atto in 25 paesi, ed è stato istituito con regolamento o una decisione governativa in 15. I rappresentanti del settore “casa di cura” sono stati coinvolti negli ICM di soli 4 paesi; i gruppi di pazienti sono stati rappresentati negli ICM di 4 paesi.

In generale dall’analisi risulta che nel 2015, i sistemi ICM erano in vigore in più paesi rispetto al 2008 (in 25 attuati e in 2 in fase di preparazione nel 2015 contro i 19 piani e in 7 piani in preparazione nel 2008). Anche i rappresentanti del Ministero dell’Agricoltura sono stati coinvolti nel ICM in più paesi nel 2015 rispetto al 2008 .

Fonte Commissione europea