I lupini come fonte proteica alternativa per pollame e suini

I lupini sono stati un mangime vitale per centinaia di anni, ma non sono stati favoriti a causa di diversi fattori antinutrizionali che hanno ridotto la crescita e la produttività degli animali. La rimozione degli alcaloidi attraverso la selezione genetica, ha permesso di creare una varietà di lupini dolci, molto più interessanti per l’industria dei mangimi e, quindi, con il tempo è aumentato il loro utilizzo soprattutto per le specie monogastriche.

Un vantaggio dei lupini è che non è necessario sottoporlo a trattamento prima di somministrarlo. Questo permette ai mangimifici di acquistarli localmente e incorporarli nel mangime dopo la macinazione.
Con alcune precauzioni i lupini possono essere utilizzati nell’alimentazione di suini e pollame laddove la farina di soia sia scarsa o troppo costosa. Se i lupini fossero prodotti in quantità sufficiente rappresenterebbero un utile strumento di diversificazione delle proteine nei mangimi.

I lupini sono una coltura della stagione fredda che possono essere coltivati nelle regioni in cui è più difficile coltivare soia. Inoltre possono rappresentare una coltura da mettere a rotazione per gli agricoltori delle zone più meridionali. Sono state infatti sviluppate varietà di lupini resistenti al gelo che vengono utilizzati nel nord della Florida sia durante la stagione più fresca sia come letame visto che sono fissatori dell’azoto.

L’ostacolo maggiore alla disponibilità dei lupini è la mancanza di conoscenza da parte degli agricoltori e degli allevatori, soprattutto in termini di fattori antinutrizionali. A meno che non esista un mercato consolidato, gli agricoltori sono riluttanti a dedicare risorse per la semina, la raccolta e la conservazione di nuove colture. La conoscenza del valore di un ingrediente, oltre a sviluppare una base di approvvigionamento sufficiente ad attrarre gli acquirenti, attira l’attenzione sui lupini come raccolto economicamente interessante.

I lupini, prima di essere inseriti nei mangimi, non devono essere decorticati. Tuttavia, poiché la buccia rappresenta circa il 25% del prodotto, il lupino dolce contiene più fibre e meno proteine rispetto alla farina di soia.

Ragionevoli livelli proteici e un buon profilo di aminoacidi fanno del lupino una interessante fonte alternativa di proteine, utile a diversificare quanto attualmente offerto nei mangimi per suini e pollame. I lupini possono essere di particolare interesse per un’alimentazione completamente vegetale, che non utilizza farine proteiche animali. Inoltre rappresentano un ottimo ingrediente per suini e avicoli biologici in quanto forniscono una fonte di proteine relativamente poco costosa per i mangimi che non possono utilizzare prodotti geneticamente modificati.

Originariamente i lupini contenevano concentrazioni relativamente alte di alcaloidi chinozilidinei, che oltre ad essere amari causano una ridotta digeribilità dei nutrienti e un ridotto consumo di mangime sia nei ruminanti che nei non ruminanti. I lupini dolci sono stati selezionati per il basso contenuto di alcaloidi, ma contengono rilevanti quantità di polisaccaridi non amidacei (NSP) che possono influenzare la digeribilità dei nutrienti e il passaggio dei mangimi attraverso l’intestino. Nei lupini gli NSP sono una combinazione di acido galatturonico, galactomannose e cellulosa. Pertanto, nei mangimi l’utilizzo di enzimi endogeni può migliorare la digeribilità degli NSP negli animali monogastrici riducendone la viscosità intestinale e aumentando l’energia e la digeribilità dei nutrienti.

I lupini hanno un basso contenuto di aminoacidi solforati e ad alto contenuto di manganese. I livelli di manganese potrebbero essere eccessivi in alcune coltivazioni e quindi potrebbero essere utilizzati per completare premiscele con minerali traccia per ottimizzare l’apporto minerale.

L’utilizzo dei lupini dovrebbe essere minimo nei maialini, mentre per i suini più grandi può essere previsto un 10% di lupini nei pasti, senza preoccupazioni in termini di livello di alcaloidi e digeribilità dei nutrienti. I maiali possono essere sensibili ai livelli di alcaloidi, e nei lupini dolci il livello di alcaloidi dovrebbe essere al di sotto dello 0,04%.

In generale invece il pollame risulta essere meno sensibile ai fattori antinutrizionali dei lupini e non sono stati notati effetti nocivi sulla qualità delle uova. Per ridurre i costi e diversificare le fonti di proteine l’inclusione nei mangimi di lupini in una percentuale del 10-15%, riduce al minimo la possibilità di perdita di efficienza, in particolare se sono utilizzati opportuni coefficienti di digeribilità per gli amminoacidi e per l’energia, e se vengono inclusi appropriati enzimi al fine di ridurre gli effetti degli NSP sulla funzione intestinale.

Fonte WattAgNet