I consumatori statunitensi diffidenti in merito alla carne coltivata in laboratorio

Un recente studio condotto da Matti Wilks e Clive J.C. Phillips dell’Università del Queensland in Australia, e pubblicato sulla rivista scientifica online Plos One, rivela che i consumatori statunitensi sono preoccupati se si tratta di mangiare carne coltivata in laboratorio, nota anche come “carne in vitro”.

Da marzo a giugno 2016 Wilks e Phillips hanno condotto un sondaggio on-line, cui hanno partecipato 673 consumatori statunitensi, con età compresa tra i 18 e i 70 anni. Dei 673 partecipanti, circa due terzi si sono detti disposti a provare la carne di laboratorio. Tuttavia, alla domanda se sarebbero disposti a mangiarla regolarmente il numero si è dimezzato.

Le ragioni più comunemente citate legate alla volontà di non provarla erano il gusto e l’aspetto. Altre ragioni di apprensioni includevano motivi etici (24%), prezzo (20%), problemi di salute (4%), problemi di sicurezza (3%), motivi religiosi (3%), preoccupazioni ambientali (1%) e impatto economico (1%).

Lo studio ha preso in considerazione non solo le carni più comunemente consumate come il maiale, il manzo, il pollame e il pesce, ma anche carni meno comuni come quelle di cavallo, di gatto o di cane.

I partecipanti hanno dichiarato che probabilmente non mangerebbero soprattutto pesce in vitro, seguito dal pollo, maiale e manzo. Tuttavia, la ricerca ha dimostrato che i consumatori degli Stati Uniti sarebbero più propensi a provare la carne prodotta in laboratorio di cavallo, di cane e di gatto rispetto a quella naturale.

Fonte WattAgNet