I consumatori americani vogliono scelte alimentari più “pulite”

Grazie anche al gran numero di informazioni presenti on-line, i consumatori americani sono alla ricerca di cibi sempre meno elaborati, prodotti senza sostanze o pratiche considerate indesiderabili o non sani.

Lo scorso 17 gennaio, il Center for Food Integrity (CFI), una organizzazione senza scopo di lucro dedicata alla fiducia dei consumatori nel sistema alimentare, ha pubblicato il suo rapporto annuale sulla fiducia dei consumatori. Secondo i risultati del rapporto i consumatori americani vogliono cibo più evoluto vale a dire cibo più “pulito” e meno elaborato, e le parole da bandire sono: antibiotici, gabbie, glutine, organismi geneticamente modificati. Inoltre desiderano etichette più facili da capire.

Il rapporto ha anche determinato su quali punti i produttori di alimenti dovrebbero concentrarsi. Il gruppo prevalentemente femminile rappresenta circa un terzo dei consumatori degli Stati Uniti. La preoccupazione principale di questo gruppo è fornire il miglior cibo possibile alla propria famiglia, ma è anche preoccupato di non avere le informazioni necessarie per fare la scelta giusta.

Le aziende alimentari devono entrare in contatto con questo gruppo di consumatori che sono alla ricerca di informazioni e il rapporto raccomanda alle aziende di:
• contribuire a definire ciò che costituisce un cibo evoluto;
• condividere le informazioni con i consumatori sui vantaggi di ingredienti nuovi e non tradizionali;
• aumentare i contatti online con i consumatori;
• diventare una fonte attiva di informazioni sui prodotti alimentari e dei suoi benefici nutrizionali e personali;
• promuovere i prodotti evoluti;
• raggiungere i consumatori più importanti attraverso HyperTargeting.

Due intervistati su tre (69% degli intervistati) si dichiarano preoccupati per l’accessibilità di alimenti sani, la sicurezza alimentare (68%), l’accessibilità dei prodotti alimentari in generale (67%), la sicurezza degli alimenti importati (65%), e per il fatto che in realtà il cibo non è conforme a quanto indicato in etichetta (60%).

Internet è senza dubbio la principale fonte informativa in tema di alimentazione per almeno il 27% degli intervistati. Anche il passaparola resta tra i canali informativi principali. La TV locale rappresenta la fonte informativa per l’11% degli intervistati, un notevole calo rispetto al 26% del 2008.

Per cercare online informazioni sulla sicurezza alimentare o sugli impatti dei prodotti naturali, i consumatori utilizzano motori di ricerca come Google e Bing. Il 40% degli intervistati (era il 17% nel 2008) ha dichiarato di poter accedere a tutte le informazioni necessarie sulla provenienza del cibo, sulla sua produzione e sulla sua sicurezza grazie al gran numero di informazioni disponibili.

I consumatori si fidano del loro medico di famiglia e della loro famiglia in particolare quando si tratta di problemi legati agli alimenti. Le aziende alimentari, i ristoranti e i negozi di alimentari sono considerati fonti meno affidabili.

Per quanto riguarda l’agricoltura, questa vene considerata molto o abbastanza positivamente dal 68% degli intervistati. Solo il 56% ha dichiarato di saperne un po’, e l’80 per cento ha detto di volere avere più informazioni. Secondo il CFI questo significa che le aziende agricole possono impegnarsi direttamente con i consumatori per guadagnarne la fiducia, soprattutto perché i consumatori si sentono molto indipendenti su come raccogliere ed elaborare le informazioni.

Fonte WattAgNet