I 12 motivi di ansia perenne quando si parla di nutrizione delle ovaiole

Se si dovessero citare i principali problemi nutrizionali che deve affrontare quotidianamente il settore delle uova, sarebbe possibile focalizzarsi su dodici punti che sono al centro dei pensieri dei nutrizionisti, delle aziende di riproduttori, dei mangimifici, dei veterinari e, naturalmente, degli allevatori. Questi aspetti, elencati di seguito, non solo si devono affrontare costantemente, ma per la maggior parte di loro non esistono soluzioni soddisfacenti.

Qualità del guscio – Problema principale e multifattoriale che ha radici profonde nella nutrizione precoce delle ovaiole. Il problema principale è che con l’invecchiamento, le galline tendono a produrre uova grandi e l’animale non può conservare una quantità di calcio maggiore, producendo un guscio d’uovo sempre più sottile. A peggiorare le cose, con l’età diminuisce anche l’efficienza con la quale la gallina assorbe il calcio presente nei mangimi. È solo attraverso il controllo della dimensione dell’uovo, preservando e anche aumentando la capacità di assorbimento del calcio, monitorando gli effettivi livelli di calcio presenti nel mangime, che è possibile risolvere questo problema.

La dimensione delle uova è un’arma a doppio taglio – I mercati delle uova fresche preferiscono uova più grandi, che di solito, però, hanno un guscio più sottile, il che potrebbe, come abbiamo visto, essere la cartina di tornasole di una alimentazione inadeguata. La maggior parte dei produttori preferiscono quindi limitare la dimensione massima delle uova per assicurare un ciclo produttivo più lungo, mentre altri preferiscono produrre meno uova ma più pesanti. Il mezzo principale per centrare entrambi gli obiettivi è l’assunzione di proteine, in particolare la metionina.

Il problema del calore estivo – Durante le ondate di calore, le galline mangiano meno e producono meno uova, che sono anche più piccole. Questo problema è stato affrontato da più punti di vista, e anche l’alimentazione può anche svolgere un ruolo importante. L’attenzione primaria dovrà essere rivolta al bilancio elettrolitico del mangime ed è possibile anche somministrare, in particolare con l’acqua alcuni additivi. Somministrare l’alimentazione durante le ore più fresche, quindi quelle notturne, non è una soluzione facile da applicare, dato che interferisce con il ciclo di formazione dell’uovo.

Il dilemma di una dieta pre-deposizione – La maggior parte delle aziende scelgono una dieta pre-deposizione, con alto contenuto di calcio, per garantire una adeguata produzione di uova senza esaurire le riserve delle ovaiole. Ma altre aziende scelgono di non seguire questa pratica che potrebbe predisporre le galline a insufficienza renale a causa del sovradosaggio di calcio. Una dieta pre-deposizione ad alto contenuto di calcio contribuisce anche a una maggiore assunzione di acqua, che influisce sulla qualità e l’umidità della lettiera, nei sistemi di allevamento a terra.

Pellets, poltiglia o briciole? – E’ una domanda che ci si pone spesso e per la quale non esiste una risposta unica, a parte la raccomandazione di testare cosa funziona meglio per ogni azienda. Di solito la poltiglia è più economica, mentre i pellet sono raccomandati in caso di basso appetito, ma sono piuttosto costosi. Le briciole di solito funzionano bene nella maggior parte dei casi, ma sono ancora più costose dei pellet.

Lo stato della lettiera – Un eccessivo consumo di acqua, in combinazione con l’assunzione di cereali viscosi presenti nei mangimi, causa escrementi appiccicosi che non perdono la loro acqua attraverso l’evaporazione. Non si tratta di una questione che interessa le ovaiole in gabbia, ma quando gli animali sono alloggiati sulla lettiera la questione diventa di primaria importanza dato che copre anche aspetti di salute e benessere delle galline, oltre a un problema di uova sporche. Capire perché le galline consumano più acqua quanto necessita loro (l’equilibrio elettrolitico dell’alimentazione e delle proteine sono i principali problemi della nutrizione) e intervenire sulla viscosità dei mangimi, sono due strumenti per risolvere questo problema, a meno che non sia legato a un grave problema sanitario.

Il giusto colore del tuorlo – Spesso il mercato delle uova fresche non gradisce un tuorlo troppo chiaro, ma anche uno troppo rosso diventa sospetto. Trovare il giusto punto di colore del tuorlo è un esercizio di equilibrio fra i pigmenti naturali e quelli sintetici. Laddove non siano graditi i pigmenti sintetici, è possibile utilizzare ingredienti meno tradizionali per influire sulla pigmentazione del tuorlo.

Pick feather – Quello dei cannibalismo è uno dei comportamenti tipici delle ovaiole in gabbia e provoca non pochi problemi. Di solito avviene per noia e/o per mancanza di spazio. Ma può verificarsi anche tra le galline allevate fuori gabbia se le diete sono a basso contenuto di proteine o aminoacidi specifici. La verifica del profilo degli acidi minerali e degli aminoacidi presenti nelle diete, aiuterà a rivelare rapidamente se il problema è legato alla nutrizione o deve essere affrontato in maniera diversa. Alcuni additivi possono ridurlo.

La sindrome da stanchezza – i ceppi ad altra produzione allevati in gabbia spesso soffrono di questa sindrome, specialmente se le loro ossa hanno scarsi depositi di calcio causati da squilibri nutrizionali. Le galline colpite tendono a paralizzarsi. Una dieta pre-deposizione contenente il corretto livello di calcio si è dimostrata utile soprattutto se viene somministrata in fase di maturità sessuale.

La sindrome del fegato grasso – Quando le galline mangiano troppo rispetto alla loro razione giornaliera, o quando non ci sono abbastanza proteine in relazione al rapporto proteine/aminoacidi, l’energia in eccesso si trasforma in grasso. L’eccesso di grasso nel fegato si ossida facilmente, portando a emorragie e disfunzioni del fegato e a una ridotta produttività, salute e longevità. Limitare l’assunzione di cibo non è facile dato che non tutti gli uccelli tendono a consumare di più. E’ invece bilanciando il rapporto energia-proteine e aggiungendo sostanze nutritive e additivi, che è possibile “sciogliere” il fegato grasso e quindi affrontare la questione con strumenti nutrizionali.

Il calcio è il nutriente più interessante – Quando si comincia a parlare di nutrizione delle ovaiole, il calcio dovrebbe essere il punto di partenza. La comprensione del ciclo di calcio giornaliero, da quello presente nel mangime a quello che finisce nel guscio delle uova, oltre a quello presente nelle ossa, è la pietra miliare della nutrizione. Inoltre, decidere la fonte ottimale di calcio, la sua forma e le dimensioni granulari e, infine, il periodo di somministrazione dell’alimentazione, sono tutti aspetti importanti di questo delicato aspetto. Il ruolo del fosforo e della vitamina D sono altri due elementi spesso trascurati, ma queste due sostanze nutritive interagiscono con l’assorbimento e con l’utilizzo del calcio, e quindi devono essere monitorate.

La genetica e le diete specifiche – Gli allevatori di riproduttori offrono sempre un gran numero di informazioni relative all’alimentazione delle loro ovaiole. Nella maggior parte dei casi si tratta di un mix di prove scientifiche ed empiriche, ma anche di calcoli basati su stime o medie. Alcuni produttori e nutrizionisti preferiscono seguire queste linee guida alla lettera. Altri, con più esperienza, preferiscono usare queste raccomandazioni come linee guida e punti di partenza per poi personalizzare il programma nutrizionale di ogni azienda.

E’ chiaro che la nutrizione delle ovaiole non si limita a quanto appena elencato, che però rappresenta un buon punto di riferimento per affrontare i problemi più comuni. Ma ogni aspetto è in continua evoluzione e professionisti, ricercatori e produttori lavorano costantemente per trovare le soluzioni migliori e aggiornate.

Fonte WattAgNet