Ha senso trasformare le lettiere avicole in combustibile?

Uno degli svantaggi dell’utilizzo su scala industriale delle lettiere avicole come carburante è l’elevato costo, perché la lettiera ha un alto tasso di umidità e non è così densa di energia come il carbone. Quindi di fatto non è competitiva in termini di costi rispetto ad altri combustibili per le applicazioni industriali, ma Global Re-Fuel sta puntando sul suo utilizzo in azienda.

Negli Stati Uniti la società Excel Energy sta pianificando di acquistare l’impianto Fibrominn di 55-megawatt che utilizza l’energia prodotta dalla combustione delle lettiere e chiuderlo. L’impianto, che si trova in Minnesota, è in funzione da 10 anni ed è ancora l’unico del suo genere negli Stati Uniti. In linea di massima, infatti, sono altre le forme di energia, come la eolica, che possono generare elettricità ad un costo decisamente inferiore.

La lettiera avicola ha infatti alcune caratteristiche che la rendono inadatta ad essere utilizzata come combustibile su scala industriale: ha un elevato contenuto di umidità; è meno densa dei energia rispetto a carbone, petrolio e gas naturale; non è facile da caricare e trasportare; viene prodotta da singole aziende e quindi deve essere raccolta in diversi punti per poi essere trasportata ad una singola centrale elettrica.

Ma se venisse utilizzata direttamente in azienda? Global Re-Fuel è una start-up che sta scommettendo su fatto che i forni industriali utilizzati per il riscaldamento dei capannoni, se alimentati con la lettiera, potranno rappresentare un’alternativa economica per gli allevatori. La società ha sviluppato una fornace che produce 500.000 unità termiche britanniche per ora, ed è stata commercializzata per 100.000 dollari. Una singola fornace dovrebbe essere in grado di riscaldare due capannoni.

A differenza delle strutture su scala industriale, la combustione delle lettiere presso gli allevamenti elimina i costi di trasporto. Di solito per riscaldare i capannoni, gli allevamenti di pollame utilizzano, come combustibile primario, il propano che non è economico come il carbone e il gas naturale. Le fornaci normalmente utilizzate dagli allevamenti avicoli sono progettate per bruciare di tutto, dalle lettiere al fieno al mais. Un inconveniente di questi sistemi è che richiedono maggiore attenzione rispetto ai sistemi a propano, perché l’alimentazione del combustibile nella fornace richiede l’intervento umano. Con il propano, invece, l’allevatore deve controllare solo la quantità di carburante lasciata nel serbatoio e ricordarsi di riordinarla una volta terminata.

I forni a biomassa, compresi quelli che bruciano le lettiere, si trovano e scaricano al di fuori dei capannoni. La combustione che avviene all’interno, come nel caso dei riscaldatori a propano, introduce anidride carbonica e vapore acqueo negli impianti. La ricerca ha dimostrato che utilizzando forni esterni le prestazioni degli animali tendono a migliorare perché si riduce il livello di ammoniaca, l’umidità delle lettiere è inferiore e la velocità della ventilazione può anche essere ridotta.

Fonte WattAgNet