Gli oli vegetali fanno alzare l’Indice dei prezzi alimentari della FAO

Nel mese di settembre i prezzi dei prodotti alimentari sono leggermente aumentati a causa dei prezzi più alti degli oli vegetali e, in misura minore, del fatto che i prodotti lattiero-caseari hanno compensato il calo dei prezzi dei cereali di base. L’Indice dei prezzi alimentari della FAO, infatti, ha registrato una media di 178,4 punti, una crescita dello 0,8% rispetto al mese di agosto e un aumento del 4,3% rispetto all’anno scorso.

L’indice dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari è aumentato del 2,1% da agosto, guidato dai prezzi del burro e del formaggio in un momento di limitazioni dell’offerta dall’Australia, dalla Nuova Zelanda e dall’Unione Europea. I prezzi della carne sono invece rimasti sostanzialmente invariati.

L’indice dei prezzi dello zucchero è rimasto invariato, ma è stato di circa il 33% al di sotto del livello di un anno fa; un calo dovuto all’eccesso di fornitura sui mercati mondiali e ad un rallentamento della domanda.

L’indice dei prezzi cerealicoli è diminuito dell’1,0% poiché le quotazioni del granturco e del grano sono scese per la prospettiva di abbondanti raccolti e di un’ampia offerta. La FAO prevede una produzione cerealicola record per la stagione in corso. La FAO ha infatti nuovamente aggiornato la sua previsione per la produzione mondiale di cereali nel 2017 che, secondo l’ultimo Bollettino FAO sull’offerta e la domanda mondiale di cereali (Cereal Supply and Demand Brief), arriverà a 2.612 milioni di tonnellate, quasi 7 milioni di tonnellate al di sopra del record registrato nel 2016.

Le previsioni di settembre sono migliorate a causa delle prospettive di una robusta produzione di frumento nell’Unione Europea e nella Federazione Russa e per i previsti ampi raccolti di mais in Cina e negli Stati Uniti. La FAO prevede quindi  per il 2017 una produzione cerealicola di 750,1 milioni di tonnellate, di 1.361 milioni di tonnellate di cereali secondari e di 500,7 milioni di tonnellate di riso, dato leggermente inferiore rispetto alla precedente previsione, ma vicino alla produzione record dello scorso anno.

La FAO prevede inoltre che le scorte mondiali di cereali per la chiusura delle stagioni produttive raggiungeranno nel 2018 il nuovo livello mai raggiunto di 720,5 milioni di tonnellate. Questo porterebbe lo stock-to-use ratio (il rapporto tra stock finali e utilizzazioni interne N.d.T.) dei cereali (un indicatore della probabile direzione dei prezzi) al 27%, ben al di sopra del minimo storico del 20% registrato esattamente un decennio fa. Il rapporto è ancora più alto – 34,6% – per il frumento, dovuto a consistenti accumulazioni di inventario in Cina e in Russia.

Il commercio mondiale dei cereali dovrebbe salire leggermente nel corso dell’anno di commercializzazione e raggiungere i 403 milioni di tonnellate, un nuovo record, guidato da importazioni di granoturco molto più grandi da parte della Cina, dell’UE e dell’Iran. Mentre la Russia è destinata a consolidare il suo ruolo di più grande esportatore di grano al mondo, si prevede che Argentina e Brasile siano i principali beneficiari dell’espansione prevista nel commercio mondiale di cereali secondari.

Fonte FAO