Gli allevamenti avicoli devono stare in allerta

L’avvio delle migrazioni degli uccelli selvatici che partono dalla Siberia e attraversano l’Europa orientale per arrivare in occidente, ha comportato il diffondersi di alcuni focolai di influenza aviaria in centro Europa. Memori della potente epidemia che lo scorso anno ha colpito gli Stati Uniti, e dei precedenti casi europei del 2014, i governi e le organizzazioni avicole di tutta Europa si sono immediatamente messi all’opera.

Alcuni paesi hanno applicato misure drastiche, eliminando le visite agli allevamenti e, agli uccelli ruspanti, l’accesso all’esterno. Altri hanno avviato test di contaminazione. Per fortuna i casi registrati negli allevamenti commerciali sono limitati: un focolaio in un gruppo di parent in Germania e uno in un allevamento di anatre in Olanda. Ancora tuttavia non è chiaro come sia avvenuto il contagio, dato che le misure di sicurezza erano, in entrambi i casi, molto stringenti.

La maggiorparte delle ipotesi puntano sugli uccelli selvatici che hanno fatto cadere le loro deiezioni nei canali di ventilazione. Ma al momento non si sono trovate prove a supporto. In effetti è molto preoccupante il fatto che neanche un allevamento di parent, di solito altamente sorvegliato, è completamente protetto contro il virus dell’influenza aviaria. Fino ad ora, fortunatamente, le molte precauzioni prese in tutte le aziende avicole hanno impedito al virus di diffondersi. Secondo alcuni esperti gli uccelli selvatici rappresenteranno una preoccupante fonte di contagio anche per i prossimi mesi ed è indispensabile che il settore avicolo rimanga in allerta anche se al momento i rischi sembrano limitati, perchè il virus è ancora in giro.

Fonte World Poultry