Conigli

Fino agli anni ’60 in Italia, l’allevamento del coniglio era del tutto marginale , di tipo rurale, e l’utilizzo, prettamente familiare, era perlopiù destinato al soddisfacimento dei bisogni primari.

Dopo un forte sviluppo intorno agli anni ’80, l’allevamento è diventato di tipo manageriale ed oggi l’Italia è il primo Paese al mondo per la produzione di carne di coniglio.

La ragione di tale sviluppo è da ricercare nella ottima qualità della carne di coniglio, ricca di proteine e povera di grassi, soprattutto di colesterolo.

Attualmente la produzione di carne di coniglio in Italia raggiunge le 55.000 Tonn. (peso macellato), con un consumo che ora sembra essersi stabilizzato intorno ai 1,0kg. il settore gode di una sostanziale autosufficienza produttiva.

La coniglicoltura italiana si caratterizza, rispetto a quella europea, anche per l’efficienza produttiva espressa sia in termini di produttività del lavoro che di incidenza del costo dell’alimentazione sul costo totale di produzione.

L’IMPEGNO DELLA FILIERA CUNICOLA PER L’USO RAZIONALE DEL FARMACO

Il Ministero della Salute ha inviato alle Regioni, e per conoscenza a Unaitalia e al Centro di referenza nazionale per l’antibioticoresistenza, il Piano (allegato1 e allegato2) per l’uso responsabile del farmaco veterinario e per la lotta all’antibiotico-resistenza in coniglicoltura predisposto da Università di Milano, Izs della Lombardia ed Emilia Romagna e Associazione Unaitalia. Obiettivo è diffondere il principio di un uso più razionale degli antibiotici in un settore “sensibile” e, conseguentemente limitare quanto più possibile i fenomeni di resistenza ai medesimi. A tal proposito la Ue ha fornito cifre e formulato un piano di azione (Comunicazione della commissione al Parlamento europeo e al Consiglio “Piano d’azione di lotta ai crescenti rischi di resistenza antimicrobica” (AMR)/ COM/2001/0748 definitivo) per il quale è stata richiesta la collaborazione dei Paesi membri nei prossimi 5 anni.

“Il Piano sarà adottato dall’Associazione proponente e sarà realizzato sulla base di un’adesione volontaria da parte degli allevatori”.

Gli strumenti necessari al raggiungimento delle finalità prospettate si fondano essenzialmente sui seguenti punti:

  • promuovere buone pratiche di allevamento;
  • sviluppare sistemi alternativi che consentano una diminuzione all’uso di antimicrobici;
  • monitorare il consumo e l’efficacia degli antimicrobici;
  • diffondere in maniera capillare ed annualmente i dati raccolti;
  • promuovere lo scambio di informazioni con altre realtà europee;
  • coinvolgere, educare e formare tutti gli operatori della filiera.

Questi punti sono contenuti sia nel piano d’azione dell’Unione europea sia nel Manuale sulla “Biosicurezza e uso corretto e razionale degli antibiotici in zootecnia” e la “Linea guida per la predisposizione, effettuazione e gestione dei controlli sulla distribuzione e l’impiego dei medicinali veterinari”, documenti emanati dalla DGSFV, al fine di fornire indicazioni sia sui criteri ottimali per l’impiego della terapia, che sulle modalità di predisposizione dei controlli previsti dalla farmacosorveglianza.