Di pollo e uova non si butta via niente

Pollo e uova sono tra i cibi più consumati a livello mondiale e quindi possono essere da esempio per un consumo responsabile e senza sprechi.  Circa un terzo del cibo prodotto nel mondo finisce nei rifiuti, mentre potrebbe essere utilizzato per combattere la fame nel mondo.

Secondo la FAO, ogni anno nel cestino finiscono 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, per un totale di 750 miliardi di dollari: basterebbe un quarto di questo spreco per eliminare la fame nel mondo.

Ma quanto pollo e uova influiscono a produrre questi rifiuti? Sembra non molto, perché il settore avicolo è davvero caratterizzato da una elevata efficienza in tutta la sua catena produttiva. Per produrre un chilo di carne di pollo è necessario poco più di 1,45 Kg di grano, una conversione a cui non si avvicina nessuna fonte proteica di origine animale. Attualmente per un uovo ne sono richiesti 120 grammi, e solo fino a pochi anni ne erano necessari 200 tra mais e soia.

E’ poi importante sottolineare che spesso il settore avicolo utilizza scarti alimentari: prodotti di pasticceria o lattiero-caseari, non commercializzabili, ma sicuri, vengono utilizzati per nutrire polli e galline. Un altro punto a favore? Sappiamo bene quanto sia facile rompere le uova, anche in azienda, e le loro caratteristiche organolettiche possono esserne compromesse. Ma raramente finiscono nelle discariche, e vengono utilizzate per preparazioni alimentari, o vengono vendute a un prezzo inferiore. Certo molta carne di pollo e anche tante uova finiscono nella spazzatura ma difficilmente per colpa diretta degli allevatori di pollame.

Secondo Alexander Barajas Maldonado, collaboratore di WattAgNet, molto può essere fatto anche a livello di consumo: per esempio, togliere un intero cartone di uova dagli scaffali perché uno è rotto aiuta a vendere più uova, ma non il pianeta e a combattere la fame nel mondo.

Il settore avicolo, da sempre attento alla sostenibilità, non solo continua a cercare soluzioni che aiutino l’ambiente e il pianeta, ma incoraggia il consumo responsabile di ciò che produce.

Fonte WattAgNet