Come chiamare le fonti proteiche alternative?

Cos’è la carne? Questa domanda apparentemente semplice e banale potrebbe invece rappresentare una chiave di volta per l’industria avicola e per la zootecnia

Nel numero di giugno di WATT PoultryUSA, il suo direttore Austin Alonzo ha esaminato l’aumento di interesse nei confronti della cosiddetta carne coltivata in laboratorio. Start-up e i ricercatori continuano infatti a “produrre carne“, minimizzando il coinvolgimento diretto degli animali. Questo pone seri interrogativi sul potenziale impatto che questi nuovi prodotti, e in generale i sostituti della carne a base vegetale, potranno avere sul mercato.

Quella della carne coltivata è una tecnologia che aumenta il tessuto muscolare dalle cellule raccolte dal tessuto degli animali da allevamento. I suoi sostenitori dicono che questo tessuto è carne, nonostante non provenga direttamente da un animale. Anche se sul mercato non sono presenti, a questo genere di prodotti sono già associati diversi nomi: carne pulita, coltivata, in vitro, coltivata in laboratorio o prodotta in laboratorio.

I sostenitori di questa tecnologia preferiscono usare il termine “carne pulita sia come omaggio al movimento dell’energia pulita sia come allusione ad una produzione esente da macellazione. Altri dicono che il termine “carne coltivata sia più appropriato in quanto si riferisce a come il prodotto viene realizzato/coltivato. Le due opzioni sembrano generalmente consigliabili dato che parlare di “carne cresciuta in laboratorio” (“lab-grown“) potrebbe non avere molto appeal nei confronti dei consumatori.

Qualunque nome sarà adottato, per Alonzo sarà comunque interessante vedere se i legislatori saranno d’accordo sul fatto che si tratta di “carne” e se consentiranno che venga venduta come tale nei negozi di alimentari e nei ristoranti.

Le alternative alla carne a base vegetale non sono nuove sul mercato, ma vi è un rinnovato interesse nei confronti di questi prodotti. The Impossible Burger (di Impossible Foods) viene venduto come carne a base vegetale e negli Stati Uniti continua a conquistare terreno. Il burger è ora disponibile in tutto il paese e l’azienda sta aggiungendo siti produttivi. Nel Regno Unito, la società olandese Vivera ha praticamente festeggiato quando Tesco, uno dei principali retailers del paese, ha deciso di vendere il suo prodotto proteico a base vegetale.

Di contro in molti stanno già cercando di definire questi prodotti proteici alternativi come qualcosa di diverso dalla carne convenzionale e chiedono che non siano venduti come tale. Lo scorso aprile, per esempio, il governo francese ha vietato utilizzare termini come “bistecca, pancetta o salsiccia” per descrivere prodotti in vendita che non fossero in parte parte o interamente composti da carne.

Negli Stati Uniti, i legislatori del Missouri si stanno muovendo per proibire di chiamare “carne” un prodotto non derivato da animali da allevamento. Secondo un recente rapporto, il disegno di legge, attualmente sulla scrivania del Governatore, se firmato, potrebbe rappresentare l’inizio di un’ondata di leggi simili in tutto il paese. Nello stesso documento un rappresentante dell’Associazione degli allevatori di bovini del Missouri ha dichiarato che la misura impedirà la falsa rappresentazione di prodotti “in laboratorio” e a base vegetale. La mossa riguarda la protezione dell’integrità dei prodotti zootecnici e la riduzione della confusione dei consumatori. Senza contare che chiamare hamburger un prodotto a base vegetale indebolisce il valore dei prodotti proteici di origine animale.

A livello locale, la National Cattleman’s Beef Association non si oppone a quella che definisce “carne finta” (fake meat). Nell’aprile 2018, ha infatti pubblicato un piano per la regolamentazione dei prodotti a base vegetale o carne coltivata. Il piano invita la Food and Drug Administration ad adottare misure immediate per contrastare ciò che considera un errore di etichettatura, nomi fuorvianti che di fatto sono “imitazioni di prodotti a base di carne.

Chiede inoltre che il Dipartimento americano dell’agricoltura (USDA) assuma la giurisdizione su tutti i prodotti a base di carne coltivata in laboratorio. L’associazione ha affermato che queste azioni contribuiranno a garantire la sicurezza alimentare e “assicureranno pratiche di etichettatura coerenti su tutti i prodotti, prevenendo etichette fuorvianti come” carne pulita“.

La sicurezza alimentare è un tema fondamentale per tutti, conclude Alonzo. Il cibo deve essere sicuro da mangiare per proteggere l’integrità della filiera alimentare e la credibilità dei suoi membri. E’ indubbio che se un prodotto vuole chiamarsi carne, allora deve seguire le stesse regole ed essere soggetto alle stesse leggi igienico-sanitarie di chiunque altro.

Quello che non è chiaro è quale impatto queste leggi proposte avranno sul futuro mercato dei prodotti proteici a base vegetale e coltivati. In qualunque modo saranno chiamati se al consumatore piaceranno allora il prodotto sarà venduta. Per ora, secondo Alonzo, la mossa più saggia potrebbe essere osservare attentamente i progressi dei prodotti e, come ha già fatto da qualche importante azienda zootecnica, collaborare con i produttori di proteine alternative e investire nel settore.

Fonte WattAgNet