Cinque fattori che determinano l’economia globale delle proteine animali

Molti fattori possono influenzare il mercato mondiale delle proteine ed alcuni stanno già avendo effetto. Il professor David Hughes, intervenendo al Biomin World Nutrition Forum, che si è tenuto a Vancouver lo scorso 13 ottobre, ha illustrato cosa lo guida ora e cosa lo guiderà.

In generale la domanda di proteine animali sta rallentando. Nel decennio 2020-2030 ci sarà un aumento della domanda del 17% che però è inferiore al tasso del decennio precedente. La sfida principale sarà la volatilità dei mercati.  Secondo Hughes un altro aspetto fondamentale è il ruolo della Cina, dal momento che il paese ha un impatto sproporzionato sul mercato mondiale. Se ogni cittadino cinese decidesse di mangiare un solo chilo in più di carne, l’impatto sarebbe enorme, e se invece decidesse di mangiarne uno in meno, il mercato potrebbe crollare.

Pollo e pesce – Per Hughes quando di solito si parla di proteine animali, non si fa riferimento ai pesci e ai frutti di mare, ma è chiaro che essi rappresentano un’opzione. E per il professore le principali proteine animali sono proprio rappresentate dal pesce e dagli avicoli. La battaglia si concentrerà sul tasso di conversione alimentare tra le specie acquatiche e gli animali da cortile.

Popolazione – Un altro aspetto interessante è che in alcuni paesi la popolazione sta diminuendo; in Giappone, per esempio, ogni anno si contano un milione di persone in meno, e si sta modificando la struttura delle popolazione, composta più da anziani e meno da giovani. Nel 2030, la Cina seguirà lo stesso percorso. Che cosa possiamo aspettarci? Nei paesi sviluppati diminuisce il consumo di carne, in particolare quella rossa. Le donne e gli over 65 sono i più propensi a seguire questa tendenza. Molta influenza hanno anche i cosiddetti “Millennials“, che spesso non sanno cosa sia una cena adeguata, e che sempre più spesso mangano mangiare più pasti al giorno, e non i tradizionali tre. Questa generazione sceglie spesso una dieta “flexitarian“: quelli che per esempio mangiano carne al massimo due o tre volte alla settimana, e non lo fanno in quanto vegetariani, ma per altri motivi, come la salute o la varietà alimentare.

I gruppi di interesse – I gruppi di interesse ci chiedono di mangiare meno carne. Si tratta di un grande passo e di stimoli che hanno un forte impatto. Anche alcuni governi spingono per una diminuzione del consumo di carne. Ma è innegabile che accanto a molte informazioni c’è anche molta disinformazione, soprattutto quando si parla di produzione di carne e ambiente.

La socializzazione e la preparazione dei pasti – Che impatto può avere che il fatto che nel Regno Unito il 40% dei pasti vengono consumati da soli, senza compagnia? Di solito i consumatori vanno al supermercato a comprare gli ingredienti. Ma ora si compriamo soluzioni, che impattano sulle decisioni. Le persone chiedono soluzioni, soprattutto in Europa dove ci sono molte famiglie composte da una sola persona. In questa parte del mondo nei supermercati si trovano porzioni singole. Mangiare semplicemente o mangiare fuori stanno diventando una sola cosa.

Comportamento dei consumatori – La complessità del comportamento di acquisto dei consumatori è in aumento. Il marketing utilizza sempre molti aggettivi: senza antibiotici, dieta vegetariana, con omega-3, ruspante. Ma la domanda è: il consumatore è disposto a pagare di più per prodotti ecologici? Secondo Hughes no. Ai consumatori è possibile chiedere vogliono polli ruspanti ma quando dovranno scegliere tra due fasce di prezzo, sceglieranno il prodotto che costa di meno.

Fonte WattAgNet