Caporalato, approvata definitivamente la nuova normativa

Il 18 ottobre la Camera ha approvato in via definitiva la Legge sul caporalato, che modifica in maniera incisiva l’articolo 603 bis del Codice penale, operando la separazione tra intermediazione illecita e sfruttamento dei lavoratori.

Le due condotte punite dalla legge sono adesso, oltre a quella del reclutamento dei lavoratori e successiva collocazione presso il datore di lavoro, anche quella di chi approfitta dello stato di bisogno del lavoratore per sfruttarlo sottopagando il suo lavoro.

Controverso il giudizio di Agrinsieme sulla disciplina normativa: un provvedimento positivo nella parte in cui si rafforzano le norme penali di contrasto al fenomeno del caporalato, attraverso l’introduzione di nuovi strumenti come la confisca dei beni e l’arresto in flagranza, ma molta attenzione va posta adesso sull’applicazione delle disposizioni, su cui resta alta la preoccupazione. Se da un lato Agrinsieme non può che condividere lo spirito della norma, che è quello di mantenere alta l’attenzione sul fenomeno dello sfruttamento del lavoro rafforzando gli strumenti di controllo e repressione – azioni che vanno nella direzione di salvaguardare non solo i lavoratori, vittime di comportamenti criminali, ma anche la maggioranza delle aziende agricole sane che subisce un’ingiusta concorrenza sleale – dall’altro lato si preoccupa molto per il fatto che lo spirito della norma non sia stato adeguatamente tradotto nel testo. Si è persa infatti l’occasione di fare un provvedimento che avrebbe soddisfatto tutti – dice il coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative agroalimentari- perché le preoccupazioni rimangono e non riguardano solo il settore agricolo.

Nella parte in cui si individuano gli indici di sfruttamento del lavoro, infatti, non si è operata la dovuta distinzione tra reati gravi/gravissimi e violazioni, anche solo meramente formali, della legislazione sul lavoro e della contrattazione collettiva. Ciò determinerà una totale discrezionalità da parte di chi è deputato all’applicazione della legge, in primis gli ispettori del lavoro e, a un secondo livello, la stessa magistratura, considerata la mole importante di contenzioso che presumibilmente si andrà a produrre.

Tali preoccupazioni, d’altra parte, sono state espresse anche da numerosi parlamentari durante la discussione in Aula attraverso la presentazione di specifici Ordini del giorno finalizzati a orientare l’applicazione concreta della norma penale a quelli che sono gli obiettivi prefissati, ovvero punire situazioni oggettive di reale sfruttamento del lavoratore. Per questo Agrinsieme ha già assicurato il proprio impegno affinché, nella fase attuativa della legge, ci sia la giusta attenzione a questi aspetti, anche attraverso la modifica, quando occorresse, della disciplina.

Dal comunicato stampa di Agrinsieme