Buone prospettive per la produzione avicola dell’Unione europea

Nei prossimi 10 anni la produzione e le esportazioni di carne di pollame dell’Unione europea dovrebbero crescere, anche se ad un tasso inferiore a quelli registrati fino ad ora, e sebbene il settore si troverà ad affrontare una serie di sfide e problemi.

Secondo le previsioni pubblicate da a.v.e.c. , l’Associazione che comprende il settore della trasformazione e commercializzazione di pollame della Ue, tra il 2016 e il 2025, il volume di carni di pollame prodotte dall’Unione europea crescerà del 3,8% per arrivare a 14 milioni di tonnellate. L’aumento non sarà tuttavia omogeneo in tutti i paesi. I tassi di crescita più elevati saranno registrati nei 13 nuovi Stati membri dell’UE, dove la crescita della produzione di carne avicola sarà mediamente pari all’1,1% l’anno. Questo li metterà allo stesso livello di altri paesi europei in termini di produttività, e riguarderà in particolare Ungheria, Polonia e Romania.

Se la domanda europea di carni avicole resterà forte e i prezzi dei mangimi relativamente stabili, a.v.e.c. ritiene che, entro il 2025, la produzione di carne avicola della Ue raggiungerà i 14,1 milioni di tonnellate.

Anche il consumo di carne avicola europea registrerà un aumento e, nel 2050, arriverà a 22,8 kg pro capite nel 2025, un aumento tuttavia poco significativo rispetto agli attuali 22,5 kg a testa. L’aumento sarà più lento rispetto agli anni precedenti, soprattutto a causa della maturità commerciale di alcuni stati membri e dei lenti tassi di crescita degli stessi paesi.

La maggior produzione di carne avicola sarà assorbita in particolare dalle esportazioni che aumenteranno tuttavia al moderato tasso dell’1,4% l’anno, raggiungendo quota 1,6 milioni di tonnellate entro il 2025. Gli esportatori europei potranno beneficiare della crescente domanda internazionale, ma dovranno fare i conti con la crescente concorrenza di altre regioni esportatrici, che dovrebbe esercitare una pressione al ribasso sui prezzi.

Ma la preoccupazione maggiore riguarda lo stato attuale delle importazioni di carne di pollame in Europa. Il Presidente di a.v.e.c. Paul Lopez ha osservato che, in Europa se in termini di volume le importazioni di pollame sono inferiori alle esportazioni, con un saldo positivo di 569.000 tonnellate, in termini di valore le importazioni sono superiori. Questo squilibrio è dovuto principalmente alle importazioni di prodotti ad alto valore aggiunto: per esempio il 25% della carne di petto attualmente consumata in Europa proviene da paesi del Terzo Mondo, e questo suscita preoccupazione tra i produttori europei.

Lopez ha anche sottolineato che l’UE deve rimanere un esportatore netto e devono essere affrontate le questioni aperte con i paesi che hanno adottato misure protezionistiche sleali. Allo stesso tempo, il Presidente ha sottolineato i bassi costi di produzione di alcuni paesi emergenti, che rappresentano una minaccia per i produttori europei.
Secondo a.v.e.c. le importazioni di carne di pollame non solo rappresentano una minaccia per i produttori europei, ma la normativa vigente che disciplina l’etichettatura delle carni importate è svantaggiosa per i consumatori comunitari.

Da aprile 2015, è obbligatorio indicare sull’etichetta dei prodotti di carne di pollo freschi il luogo di allevamento e di macellazione. Ma lo stesso obbligo non esiste nel caso in cui la carne di pollame sia utilizzata come ingrediente. E la maggior parte di questo tipo di carne viene importata. A.v.e.c. sostiene che non dovendo dichiarare l’origine di tali carni, il prodotto non può essere in linea con gli standard europei, e i consumatori non possono fare scelte informate.

A.v.e.c. chiede inoltre un migliore approccio per meglio definire la legislazione sul benessere animale. Fino a quando la legislazione vigente in Europa non sarà correttamente armonizzata e applicata, non ci dovrebbe essere una nuova legislazione. Le norme attuali dovrebbero invece essere semplificate, per offrire ai produttori una maggiore flessibilità, e l’Associazione avverte che ulteriori norme potrebbero avere un impatto diretto sulle esportazioni, mentre sarebbe difficile imporle sulle importazioni.

Infine a.v.e.c. chiede che l’Europa riconosca la differenza fra carne disossata meccanicamente e carne separata meccanicamente. La situazione attuale, infatti, abbassa le entrate dei produttori e crea costi aggiuntivi nella catena di smaltimento dei rifiuti.

Fonte WattAgNet