Bilanciare le richieste dei consumatori e la competitività

La produzione di carne avicola dell’Unione europea stabilisce gli standard per il resto del mondo. Se infatti si analizzano gli standard europei relativi al benessere degli animali, l’uso degli antibiotici o la qualità della carne, l’UE è all’avanguardia. Per questo i prodotti avicoli europei hanno i prezzi maggiori rispetto al resto del mondo. Questa è la preoccupazione principale di a.v.e.c., l’Associazione europea dei trasformatori di pollame.

Secondo il presidente, Paul Lopez, i suoi membri devono continuamente bilanciare le richieste dei cittadini europei e il potere competitivo delle industrie presenti nel resto del mondo.  Lopez durante l’Assemblea generale annuale dell’Associazione, che si è tenuta recentemente ad Helsinki, e ha visto la partecipazione di oltre 130 delegati attivi in tutte le parti della catena avicola, ha affrontato una preoccupazione comune a tutti i trasformatori europei: “Vogliamo soddisfare la domanda dei nostri mercati nazionali, ma è necessario che gli stessi standard siano garantiti anche per la carne importata“.

La situazione infatti non è omogenea. ”L’Ucraina ha dichiarato di voler rispettare le regole a cui noi siamo sottoposti, ma gli è stato concesso un periodo di molti anni per permettergli di arrivare ai nostri standard. La situazione con il Brasile è ancora più distorta. Di norma circa il 10% di tutte le importazioni verso l’UE sono rifiutate a causa della cattiva qualità e della contaminazione batterica. Com’è possibile che ci siano negoziati in corso per dare a questo paese un accesso ancora maggiore ai nostri mercati“.

Ciò è di fondamentale importanza, soprattutto per rassicurare i consumatori dell’UE che la carne avicola importata soddisfi gli stessi elevati standard della carne all’interno dell’Unione europea. Tuttavia i cosiddetti requisiti “equivalenti” applicabili ai paesi terzi non rispecchiano tutte le norme che i produttori dell’UE devono rispettare. Pertanto, a.v.e.c. chiede il rispetto di standard identici lungo tutta la filiera alimentare per tutti i prodotti all’interno della Ue. Ma visto che esiste questo trattamento differenziato, i consumatori comunitari devono essere informati sull’origine della carne importata da paesi terzi e a.v.e.c. sostiene che tutti i prodotti contenenti carne avicole dovrebbero essere etichettati con l’origine, UE o non UE, oltre al paese di provenienza extra-Ue.

Paul Lopez ha continuato parlando di esportazioni, sottolineando che l’Asia rappresenta la migliore opportunità per il settore avicolo europeo. Soprattutto perché la domanda di questi paesi e quella europea sono complementari. Di conseguenza, a.v.e.c. accolto con favore l’apertura da parte della Commissione europea al mercato giapponese, e ha chiesto il sostegno della Commissione per l’apertura del mercato cinese, in cui vi è una forte domanda di prodotti che non sono graditi dai consumatori dell’UE.

Parlando poi del Sud Africa Lopez ha sottolineato l’atteggiamento protezionistico che questo paese ha adottato dal 2015, e le diverse misure applicate per limitare l’accesso loro mercato ai prodotti a base di carne avicola provenienti dall’Unione europea. Ha inoltre invitato le autorità dell’UE a difendere proattivamente gli interessi e l’integrità del settore delle carni avicole in casi come questo.

Attualmente molti paesi dell’Unione europea stanno affrontando numerosi casi di influenza aviaria. Oltre alle perdite dirette dovute alla perdita di milioni di uccelli, la chiusura dei confini dei partner commerciali ha causato enormi perdite economiche. Alcuni paesi terzi importatori stanno strumentalizzando le problematiche sanitarie per proteggere il loro mercato, adottando pratiche che vanno completamente contro gli standard internazionali e sono necessarie posizioni molto salde ad alto livello politico per prevenire questi abusi.

Fonte WattAgNet