Benessere e sostenibilità nuove opportunità per i produttori avicoli

Lo scorso 16 novembre, WATT Global Media ha riunito un gruppo di esperti sulla salute e l’allevamento degli animali, oltre a professionisti finanziari, per discutere le principali tendenze sulla futura produzione di suini e avicoli. Il panel era composto da: Nan-Dirk Mulder, analista senior del settore proteine animali e direttore associato presso Rabobank International; Paul Wigley, professore di malattie e immunità aviaria presso l’Università di Liverpool; Alberto Redondo Cardeña, direttore commerciale del Grupo SADA p.a.S.A .; Mick Sloyan, direttore strategico di AHDB Pork. L’evento è stato sponsorizzato da Danisco Animal Nutrition.

Tra i vari temi trattati, che comprendevano le tendenze a lungo termine dei consumi e il ruolo della tecnologia in una produzione avicola e suina sostenibile, il gruppo ha affrontato la complessa questione del legame tra benessere degli animali e sostenibilità.  In tal senso la domanda dei consumatori, e la pressione normativa, sono due fattori reali e sembra che i consumatori siano più disposti a pagare qualcosa in più per acquistare prodotti che essi percepiscono come ad alto valore aggiunto.

Sloyan, che rappresenta l’organizzazione che sostiene gli allevatori suinicoli del Regno Unito, ha paragonato le caratteristiche dei movimenti a favore del benessere degli animali in Europa e negli Stati Uniti. In Europa, è l’opinione pubblica sta spingendo per una normativa nazionale che fissi gli standard di benessere; mentre negli Stati Uniti è la grande distribuzione a spingere i produttori a cambiare, per rispondere alle richieste dei consumatori ormai considerate ineluttabili. In entrambi i casi, l’industria sta modificando le sue posizioni e il consumatore dovrà pagare un prezzo maggiore per compensare i costi di produzione più elevati. Secondo Sloyan in Europa i consumatori stanno già scegliendo di mangiare meno carne: il consumo di carne è ormai piatto nel continente e sta causando una futura tendenza al ribasso. Non c’è niente di sbagliato in questo, se la carne potrà essere venduta ad un prezzo che rifletta i costi di produzione. Sarà invece il resto del mondo a chiedere più carne.

Sloan ha anche spiegato che in Svezia e nel Regno Unito i consumatori stanno già confermando la tendenza a pagare di più un prodotto percepito come “più prezioso”. Nelle nazioni occidentali infatti i consumatori possono spendere in cibo una quota maggiore del loro reddito, e quindi se i consumatori continuano a pagare di più aumenta la possibilità del settore di restare redditizio.

Cardeña, che rappresenta il più grande produttore di pollame della Spagna, ha detto che l’economia spagnola sta andando male, e questo costringe i consumatori a cambiare le abitudini alimentari e di spesa. Il Grupo SADA sta registrando una domanda specifica per le specialità, in particolare i polli non-convenzionali. I consumatori li percepiscono come più saporiti e non allevati in maniera industriale. L’azienda sta monitorando da vicino questa tendenza in quanto rappresenta una futura opportunità di crescita.

Wigley, esperto di malattie avicole, ha detto che i consumatori sono scarsamente istruiti in materia di allevamento e agricoltura e pensano che le produzioni biologiche, free-range o non intensive siano a priori più sane: sono quindi più propensi a pensare che questi prodotti prevedano una maggiore sicurezza in termini di malattie alimentari. Questa convinzione però potrebbe diventare pericolosa, ha spiegato Wigley, a causa di pratiche che richiedono che gli uccelli bio o allevati in free-range siano macellati e lavorati prima degli animali allevati in modo convenzionale. Il rischio è che gli animali con un più alto rischio di veicolare Salmonella o Campylobacter diffondano la malattia agli uccelli allevati convenzionalmente, influenzando negativamente i livelli di sicurezza alimentare.

I consumatori quindi pensano che il benessere e la sostenibilità sono la parte “sana” di un prodotto, per Wigley è necessario fornire maggiori informazioni, per dimostrare che il modo in cui vengono trattati, o non trattati, gli animali malati, è un problema di benessere degli animali. I produttori devono anche considerare che gli animali con maggiore livello di benessere sono più sani e quindi più produttivi.

Fonte WattAgNet