Basarsi sulla scienza per impostare la politica di benessere delle galline biologiche

Peter Holt, ricercatore del Servizio di ricerca agricola dell’USDA presso l’Università di Atene in Georgia, ora in pensione, in un articolo su WattAgNet ricorda di aver condotto una vasta gamma di ricerche sulle galline ovaiole, in primo luogo esaminando l’effetto dello stress sull’immunità e la suscettibilità alle malattie.

In particolare, nel corso dei suoi ultimi tre anni all’interno del Dipartimento, ha condotto uno studio approfondito sulla letteratura relativa ai diversi tipi di accasamenti, in quanto influenzano la sicurezza e la qualità delle uova. Durante questo studio, ha potuto evidenziare alcuni problemi relativi al benessere delle galline allevate in free-range.

In particolare Holt si dichiara profondamente preoccupato per una proposta, emanata durante la precedente Amministrazione, che intende eliminare l’uso delle verande biologiche all’aperto, pratica approvata dal National Organic Program. Questa proposta è stata giustamente riesaminata dalla nuova Amministrazione e spera che l’USDA sospenda la proposta stessa per evitare i problemi di benessere che potrebbe causare.

Negli Usa per produrre uova biologiche vengono utilizzate verande schermate, che permettono alle galline di sperimentare i vantaggi dell’aria aperta, come il sole e l’aria fresca, fornendo allo stesso tempo una barriera di separazione tra le galline stesse e le fonti di malattia: elementi presenti nel suolo, roditori e animali selvatici.

In primo luogo, l’eliminazione delle verande aumenterà l’incidenza delle malattie. Ciò è stato chiaramente dimostrato in numerosi studi svolti nell’Unione Europea, che hanno evidenziato una maggiore incidenza delle malattie negli animali allevati in free-range rispetto a quelli che non hanno un contatto diretto con l’esterno. Di fatto l’incidenza di mortalità risultava maggiore nelle galline esposte direttamente all’aperto. Tale discussione è particolarmente attuale se si considera la devastante minaccia che rappresenta in tutto il mondo l’influenza aviaria altamente patogena (HPAI). Ogni produttore di uova degli Stati Uniti ricorda la grande epidemia di HPAI che si è verificata nel 2015, anno in cui il virus è stato rilevato in 21 Stati e che ha causato una perdita per l’industria di quasi 50 milioni di uccelli.

Il fatto è che gli animali liberi sono esposti agli uccelli selvatici e alle malattie che questi possono trasportare. Il risultato di tale esposizione sarà una maggiore incidenza della malattia con un conseguente aumento della morbilità e della mortalità. Permettendo alle gallerie l’accesso all’esterno si comprometterebbe non solo l’efficacia di tutte le misure di biosicurezza attuate dall’allevatore, ma anche tutti gli sforzi effettuati a livello governativo.

In secondo luogo, l’accesso diretto all’aperto espone le galline al predatori che possono ferirle o ucciderle. Uno studio del 2010 ha segnalato che negli allevamenti danesi negli animali esposti direttamente all’aperto, la mortalità dovuta alla predazione era del 3,7%, mentre gli animali allevati al chiuso non hanno fatto segnalare alcun tasso di mortalità dovuto ai predatori. Ulteriori studi hanno mostrato che nel Regno Unito e in Svizzera le perdite dovute alla predazione erano rispettivamente pari a 1,97 e 1,4%.

L’attuale proposta in fase di revisione da parte dell’USDA sembra essere basata sulla premessa che più le galline sperimentano la vita all’aria aperta più aumenta il loro livello di benessere. Tuttavia nell’Unione europea i risultati sono stati chiari: se non sono previste verande aumenterà il tasso di mortalità.

Mentre i sostenitori dell’eliminazione delle verande previste dal National Organic Program sono concentrati sul benessere degli animali, la scienza dimostra chiaramente che a farne le spese saranno proprio le galline maggiormente sottoposte a malattie, ferite e morte.

Fonte WattAgNet