Aumentano le esportazioni americane di broiler

Le esportazioni americane di broiler si stanno ancora riprendendo dall’epidemia di influenza aviaria che ha interessato il paese nel 2015. James Sumner, presidente dell’USA Poultry & Egg Export Council (USAPEEC), ha definito i focolai che hanno interessato per il settore avicolo americano devastanti.

Per l’industria statunitense la perdita totale è stata di 4,2 miliardi di dollari. Il settore dei broiler sembra essere quello che ha sofferto di più, sebbene non interessato direttamente dai focolai. Le restrizioni all’importazione stabilite da vari paesi esteri, compresa la Cina, hanno avuto un grande impatto sull’industria americana che, insieme al Brasile, è il più grande esportatore di carne di pollo.

Ormai molti paesi hanno ritirato i loro divieti sulle importazioni di pollame americano e la maggior parte dei mercati sono stati riaperti. Ma c’è ancora molto da fare. Per quest’anno, si stima che il valore delle esportazioni di broiler americani sarà di circa 3,36 miliardi di dollari, un valore decisamente inferiore ai livelli precedenti al 2015, quando le esportazioni hanno raggiunto i 4,5 miliardi di dollari per 3 anni consecutivi.

Negli ultimi anni negli Stati Uniti sono stati segnalati due piccoli focolai di influenza aviaria. Sumner, che è anche presidente dell’International Poultry Council (IPC) ha detto che in questa seconda ondata “la risposta è stata più tempestiva e più adeguata. Credo che il mondo abbia compreso meglio l’influenza aviaria e soprattutto che dobbiamo convivere con essa. Come potete vedere, l’aviaria sta quasi diventando endemica in tante aree del mondo, e forse, almeno nel prossimo futuro, non saremo in grado di liberarcene“.

Le linee guida sull’influenza aviaria fissate dall’Organizzazione mondiale per la salute degli animali (OIE) rappresentano un tema molto importante per l’IPC che esorta l’OIE a migliorarle, in particolare per quanto riguarda le restrizioni commerciali; secondo l’IPC queste dovrebbero basarsi sui principi dell’analisi dei rischi e sarebbe necessario distinguere meglio tra le diverse patogenicità dei focolai, o se l’epidemia si è verificata in allevamenti commerciali, da cortile o tra gli uccelli selvatici. Secondo l’IPC: “I paesi importatori dovrebbero essere tenuti a dimostrare che i loro interventi sono supportati da una corretta valutazione del rischio”.

Fonte WattAgNet