Assunzione di magime e gusto, un’interazione complessa

Così come capita con i bambini, anche vedere i suinetti che mangiano con appetito è un bello spettacolo. E il gusto gioca un ruolo significativo anche nei giovani animali. Perché quanto mangiano non è necessariamente legato a quanto anno fame.

I suini hanno una lingua abbastanza grande, e moltissime papille gustative (cira 20.000); gli uomini ne hanno circa 10.000, gli uccelli invece ne hanno meno dei mammiferi, e i polli, per esempio, circa 30. Molti animali non amano i gusti amari perché sono normalmente associati a componenti tossiche o anti-nutrizionali. In natura i semi, i frutti e le noci (spesso parte del sistema riproduttivo) sono tendenzialmente amari, proprio per aumentare il meccanismo di difesa delle piante.

Recentemente Eugeni Roura dell’Università del Queensland in Australia, ha presentato alcuni studi sull’argomento. La maggior parte degli studi recenti in termini di gusto e assunzione di cibo fatti sui suinetti erano focalizzati su saccarosio o dolcificanti umani ad alta intensità, in particolare saccarina. Le ricerche sulla preferenza dei suini per gli edulcoranti sono state numerose fino ai tempi recenti ma attualmente vengono maggiormente utilizzate tecniche di laboratorio, strumenti e conoscenze che si focalizzano sul sistema intestinale e sulla composizione genetica. Queste intuizioni portano a ulteriori studi sull’interazione complessa tra gusto, sapore e assunzione di mangimi, andando oltre la semplice aggiunta di un dolcificante.

Inoltre, le cellule del recettore del gusto sembrano essere presenti in diverse aree del corpo. In bocca, ma anche nello stomaco e negli intestini. Anche i peptidi intestinali svolgono un ruolo importante.

Nel suo articolo Roura spiega anche l’effetto di alcuni ingredienti (come gli amminoacidi e l’amido) che possono innescare alcune cellule del recettore nell’animale, stimolando quindi un effetto sul rilascio di ormoni o glucosio. Questo può a sua volta comportare maggiori o minori livelli di assunzione di cibo.

Spesso si dice che i bambini debbano provare tutti i gusti (dolce, acido, salato, amaro) il più presto possibile e che siano necessarie almeno 8 volte prima di farci l’abitudine. Si tratta in un processo di cui il bambino beneficerà, in termini di salute e alimentazione, per tutta la vita. Questo vale anche per i suini. Una dieta sana, con sapori e gusti diversi è qualcosa che piace a tutti. E con l’evoluzione delle tecniche per studiare il senso del gusto (come la neuroscienza), e la sua relazione con l’assunzione di mangimi, è possibile trasformare la teoria in pratica. Ad esempio, gli allevatori possono scegliere di migliorare l’assunzione di alcuni mangimi in determinate fasi critiche (ovvero il post-svezzamento per i suinetti o l’allattamento per le scrofe) oppure è possibile entrare di diminuire l’appetito nei suini da ingrasso (diminuendo così la deposizione di grassi). Ma sono necessari sempre più approfondimenti per sfruttare il pieno potenziale di questo genere di ricerche.

Fonte All About Feed