Antibiotic-free: non per tutti

In un recente articolo della rivista Poultry Health Today, Stephen Shepard, direttore di produzione di Miller Poultry, si entusiasmava per la produzione senza antibiotici (ABF). Shepard, e Galen Miller, visionario proprietario visionario e presidente della società, stanno infatti riscuotendo un grande successo con il loro programma antibiotic free, successo attribuito più al loro sitle gestionale e cultura aziendale rispetto all’aspetto tecnico.

Ma secondo Tim Cummings, Veterinario senior di Zoetis la produzione antibiotic-free “non è per tutti”.

Molti consumatori pensano che “antibiotic-freesignifichi sano, quindi non sorprende che ci sia un mercato in crescita per questo genere di pollame. Quello di Miller Poultry, e di diverse grandi aziende statunitensi, come Perdue, Tyson e Wayne Farms, contribuiscono a soddisfare questa esigenza, dimostrando lo spirito innovativo e intraprendente del settore avicolo.

Ma negli Stati Uniti non tutti i produttori avicolo dispongono del modello di business, del mercato o persino dell’inclinazione giusta ad eliminare alcuni tipi di farmaci dal loro allevamento. Molti si sono impegnati a continuare ad utilizzare gli antibiotici in modo responsabile, sotto la supervisione veterinaria, per garantire la salute e il benessere degli animali insieme alla sicurezza alimentare. Le nuove regole della direttiva sugli alimenti veterinari forniscono una ulteriore rassicurazione: verranno utilizzati solo quando necessario.

Allo stesso modo una produzione “antibiotic-free” non è per tutti i tipi di consumatore. Secondo Poultry Health Today, i petti di pollo “specialty“, provenienti da polli allevati senza antibiotici, costano circa 5 dollari a libbra, vale a dire il 150% in più rispetto ai petti di pollo cosiddetti “convenzionali”. Allo stesso modo i petti di pollo senza pelle, provenienti da polli biologici certificati costano tra i 7,36 e i 7,90 dollari. E sebbene ci sia un segmento di consumatori che vuole e può permettersi questi prodotti “specialty”, esistono molti altri che non possono.

Secondo l’US Census Bureau, nel 2015 metà delle famiglie statunitensi avevano redditi inferiori ai 54 mila dollari.  Una produzione diversificata è quindi lodevole ma, sempre secondo Cummings, come industria quando si esprimono pareri, è sempre importante considerare la diversità del mercato. Da una parte è bene promuovere e produrre il pollame allevato “senza antibiotici”. Ma bisogna fare attenzione che non ne risenta il pollo allevato in maniera tradizionale, che può essere percepito come meno salubre o addirittura dannoso. Questo approccio non solo fa male all’industria avicola, ma potenzialmente offende e aliena i miliardi di amanti del pollo che possono pagare solo 2 dollari a libbra per acquistarlo.

Poco prima della Grande Depressione, un volantino utilizzato nel corso della campagna presidenziale prometteva agli americani “un pollo in ogni pentola“. Dovrebbe essere questo l’obiettivo del settore avicolo americano, ma non sarà possibile se tutta la produzione avverrà senza antibiotici e sarà venduta al 150% in più.

Fonte Poultry Health Today