Anno positivo per i consumi domestici di uova

Secondo gli ultimi dati Ismea, in Italia si producono ogni anno circa 850.000 tonnellate di uova, di cui il 45% viene indirizzato
all’industria alimentare (ovoprodotti).

Circa la metà delle uova italiane proviene dal Nord Italia (17% in Lombardia, 16% rispettivamente in Veneto e Romagna). L’Italia è più che autosufficiente per il proprio fabbisogno con un rapporto tra produzione e consumo pari al 106%. Il consumo italiano pro-capite di uova è pari a 12,6 Kg contro i 14,2 Kg nella UE a 25 Paesi.

La produzione è assicurata da oltre 40 milioni di galline, presenti in 14.400 allevamenti. L’uovo rimane un alimento molto presente nelle cucine degli italiani che spesso lo preferiscono alla carne e al pesce per via del basso costo e dell’altissima funzionalità.

I primi tre produttori (Azienda Agricola Maia di Romano, Gruppo Veronesi e Fattoria Novelli) coprono a valore il 19,5% del mercato mentre la private label pesa il 46,1%.

Il 2017 si conferma un anno positivo per le vendite di uova. Dopo un 2016 in cui l’aumento dei volumi si era accompagnato ad un ridimensionamento dei prezzi e aveva visto così una riduzione della spesa complessiva, il 2017 si conclude con un avanzamento complessivo dei volumi del 1,3% e un incremento in termini di spesa complessiva del 4,8%. Le dinamiche sono frutto, oltre che del recupero sulla precedente annata con prezzi bassi, del maggior assortimento di prodotto di alto profilo, nonché della minore offerta disponibile sui mercati a seguito di emergenze sanitarie e problemi legati alle norme sulla sicurezza alimentare (influenza aviaria e presenza di insetticidi vietati in alcuni lotti di uova) che hanno costretto molti allevamenti al rinnovo del patrimonio delle ovaiole, creando brevi vuoti produttivi ed incrementi dei prezzi.

Fortunatamente le “emergenze” sono state gestite con rapidità ed efficienza sia dal mondo allevatoriale che in molti casi ha provveduto a sottoporsi volontariamente al sistema di controllo sia da quello della sicurezza sanitaria, che ha individuato ed isolato i primi focolai con tempistiche rapide che non hanno permesso la diffusione del virus.

I canali di vendita presso cui sono state esitate la maggior parte delle uova da consumo confezionate nel 2017 restano quelli della GDO (oltre il 57%), in particolare il 37% delle vendite sono avvenute nei super mercati con un incremento dei volumi del 4,5% rispetto al 2016. Incrementi di volume si sono registrati anche negli iper mercati (+1,8%) dove sono state esitate il 20% delle uova vendute, mentre hanno perso quote in volume i negozi tradizionali (-12%) e i discount (-0,8%), dove sono state transitate il restante 30% delle uova vendute.

Le uova provenienti da allevamenti all’aperto, pur rappresentando ancora una piccola fetta nella distribuzione moderna (solo il 3%), nel 2017 hanno registrato incrementi del 31% rispetto al 2016. Le uova da allevamento a terra hanno incrementato i volumi del 19%, le certificate biologiche del 14%. Mentre per le uova provenienti da allevamenti in gabbie arricchite (che rappresentano ancora circa la metà dell’offerta al consumo) si è registrata una flessione delle vendite del 10%.

I prezzi delle uova hanno registrato nella fase finale del 2017 un notevole incremento con risultati più evidenti nella fase all’ingrosso dove il prezzo di dicembre è stato superiore del 56% a quello del 2016. I prezzi al consumo hanno ugualmente evidenziato recuperi evidenti nella fase finale di anno, ma essendo l’80% delle forniture baste su contratti a lungo termine gli incrementi sono stati importanti ma meno accentuati (+23% a dicembre su base annua). Parte degli aumenti dei prezzi medi sono comunque da ascriversi alla sempre maggiore quota di prodotto con elevate caratteristiche intrinseche.

Fonte Ismea