Ancora sulla Legge sul Caporalato

Dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale (n. 257 del 3 novembre 2016), sono entrate in vigore il 4 novembre 2016 le nuove disposizioni contenute nella c.d. legge sul Caporalato per contrastare fenomeni di lavoro nero e sfruttamento del lavoro, particolarmente ricorrenti soprattutto nel settore agricolo.

Il provvedimento non incide esclusivamente sull’agricoltura.
La sua prima parte – art. 1 e successivi – è dedicata ad una riformulazione molto severa del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603-bis codice penale), che riguarda, ovviamente, tutta la generalità dei datori di lavoro.
Nella nuova formulazione viene specificata chiaramente una sanzionabilità anche del datore di lavoro, identica a quella del “caporale”, che utilizzi/assuma/impieghi manodopera “sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno”. Ciò senza un loro reclutamento illecito tramite terzi.
In sostanza, al verificarsi di condizioni di sfruttamento dei lavoratori e profitto sul loro stato di bisogno, il nuovo testo punisce in pari misura sia la condotta illecita del caporale, e cioè di chi recluta illegalmente manodopera per impiegarla presso terzi, sia di un qualsiasi datore di lavoro. In questo caso si viene puniti con la reclusione da 1 a 6 anni e una multa da 500 a euro per ogni lavoratore.
Si tratta di una sanzione più leggera rispetto a quella prevista fino ad oggi, ma che tuttavia trova applicazione se non ricorre l’esercizio di violenza o minaccia (fattispecie anch’essa non contemplata dal testo previgente).

Qualora, invece, i comportamenti di cui sopra assunti dal caporale o dal datore di lavoro siano stati commessi in presenza di violenza o minaccia si applica la pena della reclusione da 5 a 8 anni e la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore (sostanzialmente la stessa casistica e la stessa sanzione disciplinata dal vecchio art. 603-bis c.p.).

Le novità appena descritte, in particolare la sanzionabilità anche del datore di lavoro e non solo del caporale in senso stretto, vanno esaminate attentamente soprattutto alla luce dei cosiddetti INDICI di SFRUTTAMENTO (pressoché coincidenti con quelli precedenti) e al cui verificarsi (ne basta uno solo) è potenzialmente configurabile lo sfruttamento del lavoratore.

Sottolineiamo che tra questi ultimi vi rientrano non solo la reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme da quanto previsto dalla contrattazione collettiva sottoscritta dalle parti sociali comparativamente più rappresentative, o comunque sproporzionate rispetto alla quantita/qualità del lavoro prestato, ma anche violazioni, non necessariamente gravi e sistematiche e indici di sfruttamento. Tra queste segnaliamo, ad esempio, il mancato rispetto delle norme riguardanti orario di lavoro/riposi/aspettative/ferie o di quelle (molte) in materia di sicurezza/igiene nei luoghi di lavoro, da oggi intese nella loro generalità e non più soltanto quelle pericolose per la salute, la sicurezza o l’incolumità personale.
Restano invece invariate le situazioni che costituiscono aggravanti specifiche (minori o più di 3 lavoratori coinvolti o esposizione dei lavoratori a gravi pericoli) e che comportano innalzamento della pena da 1/3 alla metà.
In maniera complementare rispetto alla riscrittura del reato di caporalato, il provvedimento (art. 2 -7) introduce/corregge altre disposizioni strettamente connesse al verificarsi di tale fattispecie di reato, quali:

  • applicazione di un’attenuante per chi si adoperi ad evitare conseguenze ulteriori e per chiunque collabori con le autorità competenti, ad esempio anche con dichiarazioni, raccolta di prove, elementi utili per sequestro di somme, con sconto di pena che aumenta diventando da 1/3 a 2/3 – fino ad ora era da 1/3 alla metà (art. 2);
  • rafforzamento/obbligatorietà dell’istituto della confisca, ora estesa anche a denaro, beni o altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui disponga, anche indirettamente per interposta persona, in maniera sproporzionata rispetto al proprio reddito o alla propria attività economica (artt. 2 e 5);
  • possibile adozione nel corso del procedimento penale di misure cautelari relative all’impresa agricola in cui è commesso il reato, con l’applicazione di un controllo giudiziario dell’azienda in quei casi in cui l’eventuale interruzione dell’attività conseguente al sequestro comprometta livelli economici e valore economico (art. 3);
  • arresto obbligatorio in flagranza di reato (art. 4);
  • attribuzione della responsabilità amministrativa ex D.Lgs. 231/2001 alla persona giuridica (“ente”) che commette il reato (art. 6);
  • estensione alle vittime del caporalato delle risorse riconosciute dal Fondo anti-tratta (art. 7).

Rispetto alle norme dedicate specificatamente al SETTORE AGRICOLO meritano particolare attenzione:

  • Art. 8, comma 1: “Rete del lavoro agricolo di qualità” – istituita presso l’INPS dall’art. 6 della legge 116/2014 – nella cui cabina di regia d’ora in poi entra a far parte un “rappresentante delle associazioni cooperative agricole firmatarie di contratti collettivi nazionali del settore agricolo”. Vengono inoltre ampliati i compiti della “Rete” soprattutto in una logica di promozione/sperimentazione di politiche attive di lavoro e incrocio domanda/offerta, procedendo contestualmente ad una razionalizzazione dei requisiti per accedervi come imprese, tra cui rientra ora anche l’applicazione di contratti collettivi (a tutti i livelli) stipulati dalle parti sociali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.
  • Art. 8, comma 2: futuro adattamento (gennaio 2018) al settore agricolo del sistema Uniemens già utilizzato dalla generalità dei datori di lavoro per le denunce retributive/contributive INPS. Questa operazione sarà condotta non modificando l’attuale sistema di tutele assistenziali/previdenziali previste nel settore agricolo e facendo salve le scadenze trimestrali di pagamento della contribuzione dovuta.
  • Art. 9: promozione nei prossimi 60 giorni di un piano di interventi congiunto dei Ministeri (Lavoro, Interno e MIPAF) con misure per la sistemazione logistica e il supporto dei lavoratori stagionali coinvolti nella raccolta dei prodotti agricoli, compresa la sperimentazione di azioni di collocamento agricolo da modulare a livello territoriale in collaborazione con la Rete del lavoro agricolo.

Fonte Confcooperative