Aggiornamento sui casi di aviaria nel mondo

Temperature primaverili e più miti stanno ormai prendendo piede in tutto l’emisfero boreale e quindi il settore avicolo attende la diminuzione dei casi di aviaria ad alta patogenicità.

Nell’ultima settimana, infatti, le uniche autorità veterinarie che hanno segnalato ufficialmente casi di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) negli allevamenti commerciali sono quelle di Bulgaria, Cina e Iraq. Questo sebbene il virus sia ancora presente nelle popolazioni di uccelli selvatici di Europa e Asia.

Le autorità veterinarie dell’Iraq hanno segnalato all’Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE) 2 focolai causati dalla variante del virus H5N8. I focolai hanno colpito 2 allevamenti commerciali e hanno portato le epidemie totali registrate nel 2018 nel paese a 14: gli ultimi casi si sono verificati nel governatorato orientale di Diyala e nella vicina Baghdad. L’epidemia ha portato alla perdita di 13.500 capi.

La Cina ha appena informato l’OIE della comparsa del secondo focolaio di HPAI registrato dall’inizio dell’anno: si tratta della variante H7N9 rilevata in un allevamento da cortile di oltre 6.000 galline ovaiole nella provincia dello Shanxi nella parte settentrionale della Cina, molto vicino all’area interessata dal focolaio segnalato a febbraio.

Per la seconda volta quest’anno l’India ha segnalato un alto tasso di mortalità tra gli uccelli selvatici. Le ultime perdite, causate dalla variante H5N1 del virus HPAI, sono relative a 80 corvi domestici in un villaggio dell’Uttar Pradesh, nel nord-est del paese, vicino al confine con il Nepal. I casi precedenti si sono registrati a febbraio nello stato dell’Orissa, nel sud del paese.

Secondo quanto riportato dal Journal du Cameroun, in Africa l’Agenzia doganale del Camerun è stata incaricata di aumentare la sicurezza al confine con la Nigeria, a seguito di un focolaio di influenza aviaria registrata in quest’ultimo paese: le autorità del Camerun mirano con questa azione a ridurre il rischio che la malattia si diffonda nel paese attraverso importazioni infette.

Per quanto riguarda infine l’Europa l’autorità bulgara ha segnalato all’OIE il secondo focolaio di HPAI di quest’anno legato a una variante del virus H5. Il focolaio ha coinvolto circa 6.000 capi di un allevamento nella provincia orientale di Jambol, 2.000 dei quali sono morti a causa della malattia. Un precedente focolaio si era verificato all’inizio di marzo nel nord-est del paese.

Nel Regno Unito, sono stati trovati morti, e positivi al virus H5N6 2 uccelli selvatici. Questi casi, rilevati nella contea di Suffolk, nell’Inghilterra orientale, portano a 19 il numero di focolai registrati nel 2018 presso la fauna selvatica.

Nei Paesi Bassi invece, secondo l’ultimo rapporto delle autorità olandesi all’OIE, sono state rimosse le restrizioni alla movimentazione degli animali introdotte a seguito di un focolaio di HPAI causato dal sottotipo di virus H5N6. Tra gli uccelli selvatici i casi più recenti sono stati registrati nel febbraio di quest’anno. Risale invece a dicembre 2017 l’unico focolaio rilevato in un allevamento commerciale di Groningen. Secondo il ministero dell’agricoltura olandese dal 30 marzo, in sei regioni è stato revocato l’obbligo di tenere al chiuso gli avicoli free-range. L’ordinanza si basa sui risultati delle azioni di sorveglianza che hanno riguardato sia gli uccelli selvatici che gli allevamenti avicoli.

Fonte Poultry World