Affrontare a testa alta il problema dell’antibiotico resistenza

La maggior parte delle persone riconoscono che una riduzione complessiva dell’uso di antibiotici, sia in salute umana che animale, ridurrà la possibilità che peggiori l’antibioticoresistenza. D’altra parte anche i dati confermano il fatto che nei paesi in cui i controlli sono più stringenti la resistenza è più bassa.

Ogni anno, in Europa, circa 25.000 muoiono a causa di infezioni resistenti agli antimicrobici e il Commissario Ue per la salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis ha descritto il problema come “una minaccia allarmante, che mette in pericolo la salute umana e animale”.

Prendiamo per esempio gli ultimi dati relativi alla resistenza negli esseri umani, negli animali e negli alimenti pubblicati dall’Unione Europea all’inizio di quest’anno. Anche se i dati non riguardano direttamente il pollame (la loro pubblicazione è prevista per il prossimo anno), confermano nuovi casi di agenti patogeni resistenti agli antibiotici. La relazione ha rilevato i primi casi di resistenza ai carbapenemi, farmaci di ultima istanza per la salute umana. Le beta-lattamanasi
a largo spettro (ESBL) che producono l’E.coli, un’infezione difficile da trattare, sono state individuate nel manzo e nei suini. E il Campylobacter coli degli esseri umani è stato trovato resistente a 2 antimicrobici di importanza critica, i fluorochinoloni e i macrolidi.

Come sempre, ai rapporti di questo genere seguono due tipi di reazioni: alcuni cercano di difendere il record del settore agricolo, altri lo denigrano. La maggior parte delle organizzazioni agricole sosterranno l’uso responsabile dei farmaci laddove la loro somministrazione è necessaria per trattare la malattia. Coloro che si oppongono agli allevamenti intensivi utilizzeranno i dati per chiedere di vietare il trattamento degli animali, in particolare quelli allevati in gruppo.

Lo scenario peggiore è che questi 2 messaggi si mescolino, facendo sorgere una serie di complicazioni. E’ stato scoperto che non trattare opportunamente gli animali malati, limitando quindi i trattamenti farmacologici, contribuisce alla resistenza. Eliminare completamente il trattamento farmacologico è invece una soluzione crudele. In questa grande confusione vengono coinvolti i consumatori, che possono reagire con forza spaventati da queste storie. E’ quanto sta accadendo in America, dove sono numerose le richieste di eliminare completamente le medicine dalla produzione animale.

Il trucco per superare questa impasse è rimanere proattivi, e cercare l’armonizzazione tra aziende, paesi e continenti. Le singole imprese devono assumere un approccio razionale, basato sulla scienza, e in grado di spiegare ai propri clienti la propria attività, in modo chiaro. Si tratta di una sfida che tutti i soggetti coinvolti nel settore avicolo devono affrontare a testa alta.

Editoriale di Jake Davies su Poultry World