Acqua calda, fredda, calda, fredda… giusta!

La tecnologia può essere travolgente. In avicoltura vengono già utilizzati droni e robot, la temperatura o la ventilazione all’interno dei capannoni viene fatta attraverso smart-phone o tablet, e ci sono telecamere che possono creare algoritmi per controllare la salute degli animali in base ai loro movimenti. Ma uno dei principali problemi degli allevamenti avicoli resta l’acqua: consumo, temperatura e qualità.

In occasione del recente Congresso avicolo dell’America Latina, Mário Penz di Cargill ha ricordato che ancora non si sa se è meglio fornire ai broiler acqua fredda o calda. Secondo Penz, sarebbe opportuno chiedere direttamente ai polli, perché dopo i 25 gradi, per ogni grado centigrado di aumento della temperatura, il consumo di acqua si riduce del 7%. Ma è importante anche ricordare che il consumo di mangime è proporzionale a quello di acqua: i polli mangiano perché bevono.

Ma spesso nella gestione dell’allevamento l’acqua resta un problema marginale. I silos e i serbatoi di acqua degli allevamenti sono sottoposti a stress ambientale, soprattutto in alcune zone con temperature molto calde, come l’America Latina. E’ spesso difficile vedere silo per mangimi o acqua dotati di protezione contro le condizioni ambientali, siano queste pioggia o caldo.

Qui la tecnologia non c’entra: non c’è bisogno di schermi o connessioni Wifi. Si tratta semplicemente di prevedere un tetto per proteggere l’acqua, o i mangimi, dai raggi del sole quando le temperature raggiungono i 40 gradi all’esterno, e internamente anche di più.
Sistemi idrici ben progettati, tettarelle più robuste e con flusso uniforme, o supplementi di acqua per una maggiore idratazione, avranno benefici molto limitati se l’acqua che proviene dai serbatoi è calda.

Fonte WattAgNet