L’approvazione dei piani di sorveglianza dei residui dei paesi terzi esportatori verso la Ue

Sulla Gazzetta ufficiale europea L 45 del 17 febbraio 2018 è stata pubblicata la Decisione di esecuzione (UE) 2018/233 della Commissione, del 15 febbraio 2018, che modifica la decisione 2011/163/UE relativa all’approvazione dei piani presentati da paesi terzi a norma dell’articolo 29 della direttiva 96/23/CE del Consiglio [notificata con il numero C(2018) 818].

La direttiva 96/23/CE stabilisce le misure di controllo relative alle sostanze e alle categorie di residui di cui al suo allegato I. L’articolo 29 di detta direttiva impone ai paesi terzi, in provenienza dai quali gli Stati membri sono autorizzati ad importare animali e prodotti di origine animale contemplati dalla stessa direttiva, di presentare un piano di sorveglianza dei residui che offra le garanzie richieste. Tale piano dovrebbe essere applicato almeno alle categorie di residui e alle sostanze di cui al suddetto allegato I.

La decisione 2011/163/UE della Commissione approva i piani presentati da alcuni paesi terzi per determinati animali e prodotti di origine animale figuranti nell’elenco dell’allegato di tale decisione.

Pur non avendo presentato un piano di sorveglianza dei residui per i suini prodotti a livello nazionale, Andorra ha fornito garanzie per quanto riguarda le materie prime suine originarie di Stati membri o di paesi terzi autorizzati a esportare tali materie prime nell’Unione europea.
Il Sud Africa figura attualmente nell’elenco per quanto riguarda la selvaggina d’allevamento. L’ultimo audit condotto dalla Commissione in Sud Africa ha tuttavia confermato l’esistenza di carenze nella capacità delle autorità sudafricane di effettuare controlli affidabili per quanto concerne la selvaggina d’allevamento. È pertanto opportuno sopprimere dall’elenco la voce relativa al Sud Africa concernente la selvaggina d’allevamento.

Lo Zimbabwe figura attualmente nell’elenco per quanto riguarda l’acquacoltura e la selvaggina d’allevamento. Lo Zimbabwe non ha tuttavia presentato un piano come prescritto all’articolo 29 della direttiva 96/23/CE e ha dichiarato che attualmente non vengono condotte prove sui residui, che prevedibilmente non ne saranno eseguite e che l’esportazione nell’UE di prodotti dell’acquacoltura non poteva più essere effettuata. È pertanto opportuno sopprimere dall’elenco la voce relativa allo Zimbabwe concernente l’acquacoltura e la selvaggina d’allevamento.

Per queste considerazioni l’allegato della decisione 2011/163/UE è sostituito dal testo che figura nell’allegato della presente decisione. Per un periodo transitorio che termina il 15 aprile 2018 gli Stati membri accettano le partite di selvaggina d’allevamento provenienti dal Sud Africa e dallo Zimbabwe, a condizione che l’importatore possa dimostrare che dette partite sono state certificate e spedite nell’Unione prima del 1 marzo 2018 in conformità alla decisione 2011/163/UE.