2025: una scadenza troppo lontana o troppo vicina per una produzione delle uova fuori gabbia?

In poco più di sette anni, l’industria internazionale delle uova dovrebbe cambiare radicalmente a causa della pressione di grandi gruppi di acquisto e di attivisti. I retailer e le aziende di trasformazione che utilizzato le uova nei processi industriali, intendono infatti utilizzare, entro il 2025 solo uova prodotte fuori gabbia. E per “fuori gabbia” intendono un sistema di produzione che non utilizza neanche gabbie arricchite.

Il solco è stato tracciato e la tendenza è ormai chiara. Le grandi aziende di attrezzature avicole stanno cavalcando l’onda e promuovendo i loro nuovi prodotti. Sembra la tempesta perfetta: un adeguato lasso di tempo, una motivazione commerciale e la tecnologia necessaria.

Nonostante questo, ci sono ancora molti dubbi. Il primo è nato proprio dalla Nestlé, che aveva già annunciato la sua intenzione di passare alle uova fuori gabbia entro il 2025, ma che ultimamente ha messo un grosso punto interrogativo sulla possibilità di adempiere al suo impegno in Asia, che sembra essere ancora molto indietro nell’aggiornamento dei sistemi produttivi.

Tra le organizzazioni che promuovono il benessere degli animali, questo dubbio non è stato preso molto bene, perché a loro avviso scoraggerebbe i produttori di pollame asiatici ad avviare la transizione. Ma perché Nestlé lo ha detto? E che cosa ha a che fare questo annuncio con il resto del mondo, e in particolare con l’America, che ha dato l’avvio ai vari annunci?

Forse la risposta è che non solo è necessario ripensare al sistema di produzione delle uova, ma più di ogni altra cosa, vanno ripensati i processi industriali standardizzati che utilizzano le uova, il che renderebbe il cambiamento più difficile.
Per dirla in prospettiva, un paese come il Brasile dovrebbe non solo trasformare il 95% del suo modello di produzione di uova (compito colossale in soli sette anni); ma deve anche garantire che una buona parte di questo genere di uova vengano poi trasformate in base alle esigenze dell’industria alimentare.

Fonte WattAgNet