Risoluzione del Parlamento europeo sulle frodi alimentari

Sulla Gazzetta ufficiale europea C 482 del 23 dicembre 2016 è stata pubblicata Risoluzione del Parlamento europeo del 14 gennaio 2014 sulla crisi alimentare, le frodi nella catena alimentare e il loro controllo (2013/2091(INI))

Il Parlamento si rammarica del fatto che la lotta alla frode alimentare sia un punto relativamente nuovo nell’agenda europea e che, in passato, essa non sia mai stata considerata una priorità sul piano dell’elaborazione e dell’applicazione delle leggi a livello dell’UE e nazionale; esprime preoccupazione per i potenziali effetti della frode alimentare sulla fiducia dei consumatori, sulla sicurezza alimentare, sul funzionamento della catena alimentare e sulla stabilità dei prezzi agricoli, e pone in evidenza l’importanza di ristabilire rapidamente la fiducia dei consumatori europei; invita pertanto la Commissione ad accordare alla frode alimentare tutta l’attenzione che essa richiede e ad adottare tutte le misure necessarie affinché la prevenzione e la lotta alla frode alimentare siano parte integrante della politica dell’Unione europea.

I recenti casi di frode alimentare hanno messo in luce diversi tipi di frode, come la sostituzione di ingredienti di base con delle alternative più economiche o di qualità inferiore, l’indicazione scorretta delle specie animali utilizzate in un prodotto a base di carne o frutti di mare, l’indicazione scorretta del peso, la vendita di alimenti comuni come prodotti biologici, l’uso ingiustificato di loghi di qualità riguardanti l’origine o il benessere degli animali e la commercializzazione di prodotti alimentari oltre la loro data di scadenza. Tra gli alimenti più frequentemente oggetto di attività fraudolente, figurano l’olio d’oliva, il pesce, i prodotti biologici, i cereali, il miele, il caffè, il tè, le spezie, il vino, alcuni succhi di frutta, il latte e la carne.

Il Parlamento inoltre osserva che la frode alimentare si verifica generalmente laddove il potenziale profitto economico è rilevante e il rischio di essere scoperti è scarso; bisogna prestare grande attenzione ai controlli sui prodotti importati da paesi terzi e alla loro conformità alle norme dell’UE in materia di sicurezza degli alimenti e dei mangimi; 13. attira inoltre l’attenzione su altri fattori che, spesso, contribuiscono al verificarsi di frodi alimentari, come ad esempio l’attuale crisi economica, le misure di austerità che interessano le agenzie di controllo e la pressione esercitata dal settore al dettaglio e da altri settori per una produzione degli alimenti a prezzi sempre più bassi.

Il Parlamento invita la Commissione a estendere l’ambito degli audit effettuati dal Food and Veterinary Office in modo da includervi anche la frode alimentare; il FVO e gli Stati membri dovrebbero ricorrere a ispezioni non preannunciate periodiche, indipendenti e obbligatorie nell’ottica di individuare le violazioni intenzionali e di garantire il rispetto dei più elevati standard in materia di sicurezza alimentare. E’ poi importante adottare un approccio trasparente per quanto concerne le modalità con cui vengono effettuati i controlli e le ispezioni ufficiali e che occorra pubblicare le relazioni e i risultati relativi ai controlli e alle ispezioni svolti presso gli operatori del settore alimentare, al fine di ristabilire e mantenere la fiducia dei consumatori.

Il Parlamento invita la Commissione a presentare in tempi rapidi gli atti di esecuzione relativi all’etichettatura delle carni fresche di animali della specie suina, ovina, caprina e dei volatili, ispirandosi alle norme già applicabili alla carne bovina non trasformata, garantendo che i consumatori siano informati del luogo di nascita, allevamento e macellazione degli animali e tenendo conto al contempo dei sistemi di indicazione dell’origine della carne vigenti a livello nazionale e regionale. Rammenta inoltre che il Parlamento stesso ha sollecitato in passato l’etichettatura di origine per la carne contenuta nei prodotti alimentari trasformati e che la Commissione sta attualmente elaborando una relazione in merito all’etichettatura di origine obbligatoria per la carne impiegata come ingrediente; esorta la Commissione a presentare tale relazione in tempi rapidi e a far seguire proposte legislative che rendano obbligatoria l’indicazione dell’origine della carne presente negli alimenti trasformati, tenendo conto delle sue valutazioni di impatto ed evitando costi e oneri amministrativi eccessivi.

A titolo complementare e non in sostituzione del sistema dei controlli ufficiali del settore alimentare, lo stesso settore alimentare dovrebbe sviluppare e utilizzare in maniera proattiva iniziative antifrode del settore privato, come i controlli d’integrità dei prodotti, l’autocontrollo, le analisi, i piani di tracciabilità dei prodotti, audit e certificazioni.

Sul settore al dettaglio ricade una responsabilità particolare nel garantire l’integrità dei prodotti alimentari e nell’esigere dai propri fornitori una catena di approvvigionamento sicura e affidabile; il Parlamento ritiene che spetti ai dettaglianti verificare almeno la conformità formale delle norme in materia di etichettatura e deplora la pressione esercitata dagli operatori al dettaglio e da operatori di altri settori alimentari sui produttori primari da parte affinché producano prezzi sempre più bassi, spesso a scapito della qualità dei prodotti alimentari o dei loro ingredienti.

Il Parlamento infine chiede alla Commissione, ai sensi degli articoli 7 e 17 del regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, di perseguire e impedire la commercializzazione dei prodotti immessi sul mercato con una denominazione deliberatamente errata o ingannevole, giacché anche questa pratica è da considerarsi come una forma di frode alimentare.

Sollecita inoltre la creazione di una rete contro la frode alimentare che consenta di migliorare il coordinamento tra i diversi organismi europei competenti (Europol, Eurojust, FVO), in modo da prevenire e individuare più efficacemente le frodi alimentari. A tal fine propone anche l’introduzione di test del DNA come procedura standard nei controlli a campione per determinare le specie, in particolare per quanto concerne i prodotti a base di carne e pesce, nonché la creazione, a tal fine, di una banca dati centralizzata contenente informazioni relative al DNA.